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350.000 manifestanti a Parigi, contro la "rapina del secolo"

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350.000 manifestanti a Parigi, contro la "rapina del secolo"
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AP Photo/Michel Euler
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51esimo giorno consecutivo a braccia incrociate in Francia, nella giornata in cui la controversa riforma delle pensioni è stata presentata al Consiglio dei ministri. "Questa è la rapina del secolo perché Macron e i suoi amici rubano facilmente dalle nostre pensioni", dice un partecipante alla manifestazione parigina.

Almeno 350.000 in piazza, traffico dei trasporti pubblici perturbato

Impiegati del settore pubblico, ma anche del privato, studenti universitari, ma anche insegnanti. Secondo il sindacato CGT, erano oltre 350.000 a sfilare a Parigi. Più di 110.000 persone hanno alzato la propria voce, invece, in una quarantina di altre città transalpine. La Tour Eiffel, simbolo della capitale, è stata chiusa, a causa della partecipazione del suo personale alle manifestazioni. Nei trasporti, dopo un ritorno alla normalità nei giorni scorsi, il traffico è stato ancora una volta perturbato: quasi normale per quanto riguarda l'alta velocità e i servizi internazionali; il 70% dei treni regionali e Intercités era assicurato, mentre il 60% dei Transiliens (il servizio ferroviario suburbano gestito da SNCF) viaggiava regolarmente. "Con questo governo ci stiamo dirigendo verso una situazione in cui non ci saranno più servizi pubblici e i servizi principali saranno privati", dice un manifestante.

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Una manifestante a Parigi con la maschera di MacronAP Photo/Michel Euler

Le scelte di Matignon che fanno infuriare sindacati e popolo

Secondo il premier Edouard Philippe, il nuovo sistema universale sarà più stabile ed equo, ad esempio per le donne. Ma per i manifestanti, invece, il divario tra i generi si sta allargando sempre più. Una giovane manifestante esprime la sua collera: "Abbiamo l'impressione che il governo non ci capisca e che la nostra rabbia non venga presa in considerazione".

Vogliamo che la riforma venga ritirata, perché il popolo francese ha capito una sola cosa: dovremo tutti lavorare almeno fino a 64 anni e anche oltre, per molti di noi
Philippe Martinez
Segretario generale della CGT

La cosiddetta età pivot (fissata a 64 anni) è una delle decisioni più discusse, una misura che il governo ha voluto attuare per incoraggiare la popolazione a lavorare più a lungo, al fine di garantire l'equilibrio del sistema pensionistico in futuro. Matignon ha fatto un passo indietro su questo punto, almeno per il momento, e si aspetta quindi che i sindacati trovino una soluzione, per preservare la stabilità del sistema.

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Philippe Martinez, segretario generale della CGTAP Photo/Michel Euler

Le tre date da segnare in agenda

Le discussioni inizieranno giovedì 30 gennaio, l'indomani di un'altra giornata di manifestazioni nazionali, voluta da alcuni sindacati. Il dibattito in aula si terrà il 17 febbraio. Tre nuove date, insomma, durante le quali i sindacati potrebbero esprimere ancora una volta la propria rabbia. Ma la domanda resta sempre la stessa oltralpe: sarà ascoltata?

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