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Mondo: ecco le proteste più importanti e vigorose del 2019

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Mondo: ecco le proteste più importanti e vigorose del 2019
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Il 2019 è stato l'anno delle proteste in strada.

Cause ed obiettivi diversi, ma con qualcosa in comune: la lotta per la disuguaglianza, la libertà politica e contro la corruzione.

La maggior parte si è avuta parallelamente, ispirandosi alla lotta per le proprie esigenze e le proprie idee.

In Europa, le manifestazioni antigovernative sono dominate dai Gilet gialli: alcune sono finite con grandi rivolte, le più violente a far data dal maggio 1968.

Inizialmente motivati dall'aumento dei prezzi del carburante e da un alto costo della vita, i manifestanti hanno sostanzialmente accusato il Governo transalpino di ignorare le esigenze dei cittadini comuni.

Copyright 2019 The Associated Press. All rights reservedFrancois Mori

In alcuni Paesi dell'Europa orientale, come in Georgia, Albania e Romania, i manifestanti antigovernativi si sono arrabbiati per la corruzione e hanno chiesto ulteriori riforme democratiche.

Nel 2019 c'è stata persino una "primavera latinoamericana".

In Cile, tutto è iniziato con l'aumento della tariffa della metropolitana: la frustrazione per l'alto costo della vita ha alimentato la rabbia di migliaia di persone.

Il Paese, uno dei più ricchi, stabili e pacifici del continente, è anche quello con maggiori disuguaglianze.

In Ecuador, uno sciopero generale ha paralizzato il Paese: il Presidente ha dichiarato lo stato di emergenza, annullando i proclami di austerity.

In Bolivia, le accuse di frode elettorale alle elezioni generali hanno innescato proteste di massa: il Presidente, Evo Morales, è fuggito in Messico, un nuovo voto è previsto nei prossimi mesi.

Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.
(AP Photo/Fernando Llano)Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.Fernando Llano

Il sorprendente aumento dei prezzi del carburante è stata invece la scintilla che ha spinto centinaia di migliaia di iraniani in tutto il Paese a protestare contro il Governo.

Secondo le organizzazioni per i diritti internazionali, centinaia di persone sono state uccise durante le rivolte.

Per nascondere i peggiori disordini degli ultimi 40 anni, il Governo ha bloccato Internet a livello nazionale per una settimana.

In Iraq, il Primo Ministro Adil Abdul-Mahdi si è dimesso, spinto da proteste di massa contro la corruzione e servizi pubblici inefficienti.

Anche in Libano il Governo si è dimesso dopo aver annunciato un aumento delle tasse nel mezzo di una crisi economica.

L'Algeria è stata l'epicentro delle proteste nel Mahgreb: l'annuncio di Bouteflika di candidarsi per un quinto mandato presidenziale è stato troppo per milioni di algerini.

Dopo settimane di manifestazioni di massa, il Presidente si è fatto da parte, mentre l'Esercito ritirava il suo sostegno: nuove elezioni si sono recentemente svolte, ma i manifestanti continuano a scendere in strada poiché ritengono che il vecchio regime stia ancora rovinando il Paese.

Ad Hong Kong è iniziato tutto con un controverso disegno di legge, poi ritirato, che avrebbe consentito l'estradizione dei fuggitivi nella Cina continentale.

Tuttavia, i manifestanti vogliono riforme democratiche più profonde.

Copyright 2019 The Associated Press. All rights reservedMark Schiefelbein

I disordini in loco sono tutt'altro che finiti: le manifestazioni stanno diventando più piccole ma più violente, e la maggior parte delle proteste all'estero pare continueranno anche nel 2020.