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"In Europa si protesta per ciò che si è perso, in Cile per qualcosa mai avuto"

"In Europa si protesta per ciò che si è perso, in Cile per qualcosa mai avuto"
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Considerato un riferimento economico e modello di paese prospero in America Latina, il Cile è comparso all'improvviso sulle prime pagine dei giornali e sugli schermi delle televisioni. Proteste nelle strade, coprifuoco, repressioni violente della polizia e crisi economica hanno restituito un'immagine del paese che ha ben poco a che vedere con quella percepita da molti paesi europei.

Le proteste hanno costretto il governo di Sebastián Piñera, tra l'altro, a cancellare uno degli eventi internazionali più importanti dell'anno, il summit climatico COP25, e ad annunciare l'accordo con cui modificare la costituzione.

"Il Cile è come una bambina che sembra molto bella da lontano, ma man mano che la si avvicina ecco che appaiono le rughe", spiega a Euronews Marta Lagos, analista politica, fondatrice e direttrice di Latinobarómetro, osservatorio di economia e politica latinoamericane con sede in Cile.

Secondo Lagos "In tutti questi anni una certa immagine del Cile prospera e stabile è stata bene raccontata ai paesi esteri, ma tutti i cileni sapevano che questa visione era idealizzata e assolutamente irrealistica", afferma l'analista.

Una distorsione possibile, secondo Lagos, solo grazie a "dati macroeconomici come equilibrio fiscale, inflazione, e un'altra serie di indicatori indubbiamente positivi pubblicizzati dal governo: ma nel frattempo nessuno guardava dentro al paese".

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"Il problema in Cile è la scarsa distribuzione della ricchezza. Non è sufficiente crescere: bisogna guardare anche chi riceve i benefici di questa crescita. C'è una metà del paese che non riceve alcun beneficio da questo processo" spiega Lagos.

Secondo l'analista "chi protesta nelle strade non ha nulla da perdere, perché da questa crescita non ha ottenuto nulla. Non è un caso che i manifestanti appartengono alle classi più basse, una costante di tutte le proteste che stanno attraversando in questo periodo l'America latina: si è iniziato in Ecuador, poi è toccato alla Bolivia e, più recentemente, alla Colombia".

In questo le proteste che stanno scuotendo l'America latina non hanno nulla a che vedere con quelle che stanno avvenendo nel vecchio continente: "Nei paesi europei le persone sono scese in piazza per rivendicare qualcosa, i loro diritti e le loro garanzie economiche, che sentono di aver perso; mentre in Cile e negli altri paesi vicini si protesta contro una democrazia che non ha mai saputo offrire delle garanzie. Si lotta per qualcosa che non si è mai avuto".

Lagos sostiene che il punto di svolta è stata la crisi economica globale del 2008. "Le persone che sono uscite dalla povertà adesso sono precipitate di nuovo in una situazione di vulnerabilità, si sentono minacciate dalla precarietà".

La promessa di Piñeira di modificare una costituzione promulgata dal dittatore Augusto Pinochet più di quattro decenni fa non ha calmato le strade del Cile. "Era indispensabile, ma non basta" argomenta l'analista. "C'è bisogno di una spesa fiscale più significativa, di una riforma fiscale per trovare il denaro da destinare alle classi vulnerabili e di modificare profondamente l'attuale politica" conclude Lagos.

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