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Web Summit 2019: "La dipendenza da smartphone è peggio di quella da alcol e cocaina"

Web Summit 2019: "La dipendenza da smartphone è peggio di quella da alcol e cocaina"
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Justin McLeod, fondatore e CEO dell'app di appuntamenti Hinge - Foto: Web Summit
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L'amministratore delegato di un app per il dating online ha confessato che, da ex tossicodipendente, riesce a controllarsi di più quando ha a che fare con alcol e droga rispetto a quando ha in mano il suo smartphone.

Il commento di Justin McLeod, fondatore di Hinge, arriva direttamente dal Web Summit di Lisbona, dove ha partecipato ad un dibattito sulla dipendenza dalla tecnologia. Arriva dopo che degli psichiatri americani hanno scritto di aver riscontrato sempre più casi dipendenza da Internet, tanto da spingere alla creazione di programmi per disintossicarsi in tutto il paese. Altri sono più scettici e dicono che non si tratta di una vera e propria dipendenza, quanto di un problema di educazione di quei teenager (e non) che non riescono proprio a mettere via il cellulare.

La tecnologia come una droga

"Quando pensiamo alle dipendenze, non penso davvero che esista troppa discrepanza tra una dipendenza comportamentale ed una dipendenza chimica", le parole di McLeod. "Non credo che il cervello riconosca davvero la differenza; otterrà le stesse 'botte' neurochimiche sia quando avrà a che fare con uno shot di alcol o una striscia di cocaina, sia quando si tirerà fuori il telefono per controllare le ultime notifiche push".

"Penso che la cosa più semplice [per affrontare il problema] sia fare delle pause periodiche. Voglio dire, tutti si sentono esauriti di questi tempi, e penso molto sia dovuto al fatto che l'ultima cosa che facciamo prima di andare a letto la sera, e la prima cosa che facciamo la mattina, è controllare i nostri dispositivi. Non ci concediamo spazio, costringendoci ad annoiarci attraverso importanti pause periodiche".

È troppo allettante, davvero, e lo dico da ex alcolista e tossicodipendente. Posso controllarmi di più quando ho intorno a me alcol e droghe rispetto a quando ho con me il mio smartphone.
Justin McLeod
CEO di Hinge

"Cerco di non tenere certe applicazioni sul mio telefono e usarle solamente quando sono al computer. Ho installato, letteralmente, dei blocchi parentali [sul mio cellulare] e non posso usare certe applicazioni ogni giorno tra le 20 e le 8, di modo da potere essere completamente sconnesso per almeno 12 ore al giorno".

Cosa dicono gli scettici

"Penso che l'idea della dipendenza dalla tecnologia sia un po' troppo pompata", ha detto Dame Til Wykes, professore di psicologia clinica e riabilitazione al Kings College di Londra. "Sono scettico perché in psichiatria spingiamo sempre più in là i confini normativi e definiamo alcune cose 'disturbi' quando in realtà non hanno una diagnosi da malattia mentale. E sono molto diffidente nell'includere in questa categoria la dipendenza dalla tecnologia".

"La tecnologia è utile e la gente la usa sempre, spesso come supporto lavorativo. Se la eliminassimo, non penso che otterremmo lo stesso tipo di crisi fisiche che soffrono i dipendenti da sostanze come la cocaina".

Cosa fa Google per combattere la "dipendenza da tecnologia"?

Sempre dal palco del Web Summit di Lisbona, Maggie Stanphill, direttore della user experience di Google, ha detto di riflettere spesso su quale possa essere un sano rapporto con la tecnologia.

"Sappiamo che il sonno è un bisogno umano fondamentale. Vogliamo aiutare le persone a dormire quanto hanno bisogno, quindi Android include alcune caratteristiche come il wind down, per fare diventare grigio lo schermo e aiutare l'utente, si spera, a consumare meno contenuto e in maniera meno disgregante".

"Non pensiamo necessariamente che dobbiate avere uno schermo davanti per ottenere benefici dallo smartphone. Stiamo lavorando per far sì che possiate usare comodamente la vostra sveglia ma senza dover iniziare necessariamente a usarlo di mattina presto".

Jeremy Wilks di Euronews ha chiesto a Stanphill perché Google sia così preoccupata dalla dipendenza dal cellulare quando una parte enorme del business ruota proprio intorno alla telefonia. "Come per molti prodotti tecnologici, in cui li progettiamo evolve sempre. In fondo, il focus di Google è sempre stato sull'utente, il resto va di conseguenza".

E se il telefono fosse di carta?

In ottobre, Google ha rivelato i dettagli di un'iniziativa per affrontare la dipendenza da dispositivi: una sorta di telefono cartaceo.

Si tratta di una soluzione per permettere agli utenti di prendersi un po' di pausa dallo schermo stampando le informazioni chiave di cui si ha bisogno per il resto della giornata su un pezzo di carta.

"Speriamo che questo piccolo esperimento possa aiutare un po' la vostra "digital detox", così da potervi fare concentrare sulle cose che contano di più", si legge nel comunicato che descrive l'iniziativa.

Il "paper phone" fa parte di una serie di esperimenti per il benessere digitale lanciati dall'azienda californiana.

"Eravamo particolarmente interessati all'idea della disintossicazione digitale, che prevede di solito il passare un po' di tempo lontano dal proprio smartphone", hanno detto gli sviluppatori dell'app. "Molte delle persone con cui abbiamo parlato di questo tema erano letteralmente terrorizzate dall'idea di lasciare il telefono. Cosa farei senza le mie mappe? Non conosco nemmeno il numero di telefono del mio ragazzo".

"Abbiamo anche scoperto una condizione chiamata nomofobia, ovvero la paura di non avere il cellulare. Gli approcci esistenti spesso implicano l'abbandono totale dell'uso di un dispositivo digitale, ma riteniamo che questo a volte possa essere inconcepibile per tutti coloro che si affidano molto al proprio smartphone. Inconcepibile a tal punto da far loro abbandonare l'idea di disconnettersi per un po'. Queste intuizioni hanno plasmato il nostro approccio: cerchiamo di far sì che si possa stare senza telefono cellulare per un breve periodo di tempo, ma in maniera dolce ed empatica".

"Piuttosto che rimuovere tutte le funzionalità del mondo digitale, volevamo mantenerne un po', ma in maniera più calma e passiva".

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