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Lafarge in Siria, decade l'accusa per crimini contro l'umanità

Lafarge in Siria, decade l'accusa per crimini contro l'umanità
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L'azienda transalpina Lafarge, leader mondiale nel settore dei materiali da costruzione, vince parzialmente il ricorso discusso alla Corte d'appello di Parigi, che annulla l'accusa per complicità in crimini contro l'umanità.

"In questo caso - dice Christophe Ingrain, legale di Lafarge - non vi sono elementi che giustifichino l'accusa preliminare, il Tribunale riconosce che Lafarge non ha partecipato a questo crimine in alcun modo".

La Corte ha comunque mantenuto le accuse di finanziamento al terrorismo, violazione di embargo e messa in pericolo della vita di suoi dipendenti.

L'azienda è stata condannata con l'accusa di aver finanziato l'Isis tra il 2013 e il 2014, per mantenere l'attività del suo impianto di Jalabiya, in Siria, mentre il Paese sprofondava nella guerra.

Permane anche l'indagine giudiziaria avviata nel 2017 contro otto dirigenti della compagnia, incluso l'ex Amministratore Delegato.

Nel novembre 2016, due ONG hanno presentato una denuncia ai Tribunali transalpini contro la società per le presunte violazioni commesse in Siria: secondo l'organizzazione Sherpa, si tratta di una sorta di primato negativo per l'impresa.

"Va tenuto presente - afferma Marie-Laure Guislain, responsabile del contenzioso per conto di Sherpa - che questa è la prima volta in Francia che una società multinazionale è oggetto di accuse preliminari per il finanziamento al terrorismo, mettendo in pericolo deliberatamente la vita delle persone e violando un embargo: questo è un passo importante nella lotta contro l'impunità per le multinazionali, che portiamo avanti da anni".

Il gruppo Lafarge è sospettato di aver pagato circa 13 milioni di euro, attraverso la filiale siriana, ad intermediari e gruppi armati.

La justice maintient toutefois la mise en examen du groupe français pour "financement du terrorisme"

Publiée par L'Express sur Jeudi 7 novembre 2019
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