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Suicidio assistito: storica sentenza della Corte costituzionale italiana

Suicidio assistito: storica sentenza della Corte costituzionale italiana
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Pronuncia storica della Corte costituzionale italiana:: adesso ci vuole una legge

Per la Corte costituzionale italiana è lecito l'aiuto al suicidio in casi come quello di Dj Fabo. Storica pronuncia dell'Alta corte che apre al suicidio assistito ma chiede al parlamento di regolare, quanto prima, la materia con una legge, definendo "indispensabile" una norma a questo riguardo. La non punibilità è subordinata alla normativa sul consenso informato.

Per la Consulta non è punibile "chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile".

Nel dettaglio la Corte costituzionale era stata chiamata in causa dai giudici di Milano, nel 2017, nell'ambito del processo all'attivista dei diritti umani Marco Cappato, che aveva aiutato Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, rimasto tetraplegico dopo un incidente, a morire accompagnandolo in una clinica in Svizzera.

Dj Fabo, era diventato tetraplegico dopo un incidente, tenuto in vita dalle macchine in Italia avrebbe potuto solo ottenere l'interruzione delle cure vitali, morendo tra atroci sofferenze. Ha scelto invece di morire con il suicidio assistito in una clinica svizzera, il 27 febbraio del 2017.

L'articolo 580 del codice penale

La Consulta ha detto che, in base all’articolo 580 del codice penale, Marco Cappato non è punibile; l'articolo 580 che equipara l'istigazione al suicidio e l'aiuto al suicidio, lo punisce con una pena che può arrivare fino ai 12 anni di carcere.

Marco Cappato

Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, ha detto: "Da oggi in Italia siamo tutti più liberi anche quelli che non sono d'accordo. Ho aiutato Fabiano perché ho considerato un mio dovere farlo. La Corte costituzionale ha chiarito che era anche un suo diritto costituzionale per non dover subire sofferenze atroci. È una vittoria di Fabo e della disobbedienza civile, ottenuta mentre la politica ufficiale girava la testa dall'altra parte. Ora è necessaria una legge"

Il Processo

Prima di fissare la data dell'udienza nella quale riprenderà il processo a Marco Cappato, la Corte d'Assise di Milano dovrà attendere il deposito della sentenza motivata della Consulta. Il processo riprenderà davanti alla Corte presieduta da Ilio Mannucci Pacini - che il 14 febbraio 2018 sollevò la questione di illegittimità costituzionale di parte del reato di istigazione e aiuto al suicidio, facendo leva sulla "libertà di decidere come e quando morire" - dalla fase della discussione, ossia dalla requisitoria del procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e del pm Sara Arduini e dalle arringhe dei difensori (interventi delle parti alla luce del verdetto della Consulta). Gli stessi pm avevano chiesto l'assoluzione per Cappato o di eccepire l'incostituzionalità della norma. Con la sentenza arrivata ieri Cappato sarà certamente assolto.

Le reazioni

"È una decisione storica" ha commentato, in un'intervista al quotidiano La Stampa, la senatrice del Pd Monica Cirinnà . "Il caso di Cappato, che coraggiosamente ha aiutato la scelta estrema di Dj Fabo, si chiude con la non punibilità. A questo punto il Parlamento dovrà muoversi e modificare il 580, ossia legiferare presto e bene. Se non lo farà, arriveranno altri casi"

Di tutt'altro avviso il mondo cattolico. "Si può e si deve respingere - scrive la Cei in una nota - la tentazione, indotta anche da mutamenti legislativi, di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l'eutanasia. I Vescovi italiani si ritrovano unanimi nel rilanciare queste parole di Papa Francesco. In questa luce esprimono il loro sconcerto e la loro distanza da quanto comunicato dalla Corte Costituzionale".

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