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Ronde xenofobe al confine sloveno

Ronde xenofobe al confine sloveno
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Le inchieste mediatiche, gli arresti, le condanne del governo non fermano in Slovenia le ronde xenofobe, sul confine a nord di Maribor, di un gruppo paramilitare. Sono guidate da Andrej Šiško, ex candidato alle presidenziali e capo del movimento extraparlamentare di estrema destra Slovenia Unita.

"L'unica soluzione qui è che impieghiamo truppe militari alla frontiera", dice un membro della milizia, "È come se avessero aperto le porte delle prigioni dicendo: 'Prego, uscite'".

Sono tutti arruolati su base volontaria, dicono di essere costretti a svolgere questa missione per fermare l'invasione dei migranti, perché la polizia non fa il suo lavoro.

"Qual è lo scopo?", dichiara Šiško, "Lo scopo è addestrare questi volontari per difendere il paese in caso di bisogno, aiutare la polizia nel controllo dell'ordine pubblico e, più specificamente, in un momento di migrazioni di massa da paesi dell'Africa e dell'Asia, per la maggior parte musulmani, per proteggere i nostri confini. Uno Stato che non è in grado di proteggere le sue frontiere non è sovrano".

A luglio la Slovenia, in accordo con l'Italia, aveva dato il via a un pattugliamento misto al confine, mentre l'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini faceva infuriare le polemiche con l'ipotesi di un muro sul modello ungherese in Friuli Venezia Giulia per bloccare gl ingressi clandestini. La palla ora passa al nuovo governo giallorosso.