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Migranti: arrestati tre aguzzini di un campo lager in Libia

Migranti: arrestati tre aguzzini di un campo lager in Libia
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Percosse, torture, violenze sessuali: le testimonianze sono raccapriccianti e rivelano il sottobosco di aberrazione a cui sono stati costretti, per mesi, decine di migranti, sequestrati e detenuti nel centro di prigionia di Zawyia, a 50 km a ovest di Tripoli. Per chiedere il riscatto alle famiglie dei prigionieri, gli aguzzini inviavano le foto con le immagini degli abusi operati sui loro cari.

L'inchiesta, portata avanti dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, è sfociata nel fermo di tre persone - un guineano e due egiziani - nell’hot spot di Messina. A riconoscere e denunciare i carcerieri sono state alcune delle vittime, soccorse in mare dalla barca a vela "Alex" di Mediterranea. E il Mare Magnum adesso è meno ostile nei confronti delle Ong, impegnate nel salvataggio delle persone tra le coste africane e le acque territoriali italiane. La transizione al nuovo governo ha di fatto accantonato la politica dei porti chiusi: è infatti terminata l'attesa degli 82 migranti a bordo della Ocean Vikings. Trasferiti nell'hot spot di Lampedusa; saranno redistribuiti in Germania, Francia, Portogallo, Lussemburgo. 24 resteranno in Italia. Il team di Sos Mediterranée annuncia di essere pronto a riprendere la navigazione.

Intanto, il giudice per l'udienza preliminare di Roma ha rinviato a giudizio l'ufficiale responsabile della sala operativa della Guardia Costiera, Leopoldo Manna, e il comandante della sala operativa della Squadra navale della Marina, Luca Licciardi, in relazione al processo sul naufragio dell'ottobre del 2013. La nave della Marina militare "Libra" aveva ritardato i soccorsi: morirono 268 persone, tra cui 60 bambini. Ai due imputati sono contestati i reati di rifiuto d'atti d'ufficio e omicidio colposo.