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Fiducia: sì della Camera al Conte bis; destra in piazza contro il governo

Fiducia: sì della Camera al Conte bis; destra in piazza contro il governo
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Per la prima volta durante la crisi più singolare dei tempi recenti, tutto è andato come doveva. Il governo Conte bis, a sera, alla camera, ottiene come preventivato la fiducia: 343 sì, 263 voti contrari. Favorevoli Pd, M5s e Liberi e uguali, contrari Lega, Forza talia e Fratelli d'Italia.

Il discorso del premier ha lasciato una nuvola di parole-chiave con al centro la ripetizione fatta di diversi accenti e sinonimi del concetto di nuovo affiancata dalla parola altrettanto centrale e riassuntiva di "umanesimo".

Un'accentuazione particolare è stata data al tema del welfare e alle misure che questo governo si impegna ad applicare nei confronti dei più svantaggiati.

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In aula Conte in mattinata ha promesso molto e parlato anche d'Europa. Ha auspicato una revisione del patto di stabilità europeo e fatto un passo indietro rispetto alle recenti aperture russe, rassicurando sul collocamento euroatlantico del Paese.

Accantonato dunque il sovranismo gialloverde, Conte riapre a Bruxelles garantendo anche la revisione del decreto sicurezza bis.

Rispetto alla manovra, primo punto cruciale, Conte ha detto che dovrà "evitare l'aumento dell'Iva e avviare un alleggerimento del cuneo fiscale”. Come farlo, senza incorrere in richiami e procedure d’infrazione da parte di Bruxelles, è da vedere, anche se Conte mira a capitalizzare la migliore disposizione europea nei confronti del nuovo governo per rendere più flessibile il Patto di Stabilità.

L’altro nervo scoperto – su cui si misura la tenuta del nuovo patto tra 5 Stelle e Partito Democratico – è legato alla sopravvivenza o meno del Decreto Sicurezza bis, voluto da Salvini e rivendicato di recente anche da Di Maio.

Intanto, Lega e Fratelli d'Italia, oltre a dire no alla fiducia al governo, hanno espresso la loro contrarietà al nuovo esecutivo con una manifestazione in piazza Montecitorio alla quale però non ha partecipato Forza Italia, che mal digerisce un governo a trazione salviniana.