Brexit: c'è chi dice no

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Di Alberto De Filippis
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Monta la fronda anti-Johnson

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Un fine estate di quelli da dimenticare per Boris Johnson. 21 deputati conservatori espulsi dal partito per aver votato contro le direttive della leadership e l'ipotesi di nuove elezioni prima del summit europeo di metà ottobre che si allontana. I tory sono sempre più divisi e la ribellione montante contro il premier che ha perso la maggioranza alla Camera dei Comuni si va allargando.

Dice un ex deputato conservatore, profondo conoscitore delle cose di palazzo: "Sono sconvolto dal fatto che un premier che si dice conservatore si comporti così. Siamo un partito che si sottomette alla legge, che rispetta laa costituzione, mentre Johnson non ha fatto altro che stracciare la costituzione e ora dice che non rispetterà la legge. Non è ridicolo, è vergognoso".

Nigel Evans, deputato conservatore non è d'accordo: "Una volta uscito dalla bolla di Westminster la metropoli di Londra ti sorprende. È enorme il sostegno per Boris. Quello chhe sta cercando di fare è rispettare le promesse fatte dai politici alla gente tre anni fa".

Britannici stanchi

Un'affermazione che appare però minoritaria in larghe parti del paese con intere regioni come la Scozia che a uscire dalll'Unione Europea non ci pensano proprio e il timore che lae armi tornino a gfarsi sentire in Irlanda dove la prospettiva di un confine duro fra il nord e il resto dell'isola è paventata da molti.

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