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"Meglio prevenire che curare": la Ue pensa ai fondi da usare in caso di Brexit senza accordo

"Meglio prevenire che curare": la Ue pensa ai fondi da usare in caso di Brexit senza accordo
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Il capo negoziatore Ue per la Brexit, Michel Barnier - Reuters/Francois Lenoir
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La Commissione europea è pronta ad aiutare economicamente le aziende, i lavoratori e gli agricoltori della UE in caso di una Brexit senza accordo. Lo si legge in un documento visionato da Euronews.

Ieri, una coalizione di parlamentari di opposizione britannici hanno preso l'iniziativa per mettere i bastoni tra le ruote alla volontà di Boris Johnson di lasciare l'Unione europea anche senza patto di divorzio. Il giorno dopo, mercoledì, la Commissione Juncker ha proposto di utilizzare a questo scopo il fondo europeo di solidarietà, che normalmente viene utilizzato per aiutare le vittime di catastrofi naturali e alleggerire l'onere economico degli Stati europei. All'Italia, per esempio, sono stati recentemente stanziati 277 milioni per far fronte ai danni dovuti alle inondazioni dello scorso autunno.

La Commissione intende inoltre utilizzare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, creato per aiutare i lavoratori dell'UE che perdono posti di lavoro a causa della globalizzazione, per aiutare tutti coloro che verranno licenziati come conseguenza indiretta della Brexit senza accordo.

L'organo esecutivo ha inoltre proposto di utilizzare tutti gli strumenti e i sostegni finanziari diretti agli agricoltori UE per attenuare l'impatto di un no-deal sui mercati alimentari. Nel corso di una conferenza stampa, una portavoce della Commissione ha dichiarato che la UE "ora ha tutte le proposte necessarie" per una Brexit senza accordo, aggiungendo "meglio prevenire che curare" (better be safe than sorry).

Tra gli altri elementi chiave definiti dalla Commissione figurano la collaborazione con l'Irlanda per trovare un modo per evitare una frontiera fisica sull'isola e la protezione del mercato unico UE anche in uno scenario no-deal.

Tuttavia, il documento ribadisce che l'unica strada passa dal contestato "backstop" irlandese, presente nell'accordo di ritiro negoziato con la UE dal precedente governo britannico e respinto tre volte dal parlamento britannico.

Mina Andreeva, portavoce della Commissione, ha detto che il backstop è l'unica soluzione identificata per "salvaguardare l'accordo di pace irlandese". La Commissione ha osservato che nessun accordo avrebbe un grave impatto economico negativo su entrambe le parti, ma che comunque sarà il Regno Unito ad essere più colpito.

Se Westminster dovesse optare per il no-deal, l'UE discuterà i futuri legami con Londra solo dopo aver affrontato la questione dei diritti dei cittadini UE arrivati nel Regno prima della Brexit, ha detto. Tali diritti sono ora disciplinati dall'accordo di ritiro respinto dai deputati britannici.