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La Brexit si può ancora evitare? Cos'è la sospensione del Parlamento chiesta da Johnson

La Brexit si può ancora evitare? Cos'è la sospensione del Parlamento chiesta da Johnson
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REUTERS/Dylan Martinez
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Il termine tecnico in inglese è 'prorogation' ma quella chiesta dal premier britannico Boris Johnson è a tutti gli effetti la sospensione di ogni attività del parlamento di Westminster.

Un'iniziativa che secondo i critici rischia di compromettere la possibilità per i deputati di incidere sul processo della Brexit, che si avvicina alla scadenza del 31 ottobre, data prevista per l'uscita dall'Ue.

Cos'è la "prorogation"

Si tratta della sospensione dei lavori è un passaggio che avviene di routine al termine di una sessione parlamentare e prima dell'inizio di una nuova, avviata con un discorso della Regina. Di solito, tuttavia, lo stop ha una durata molto più breve rispetto alle cinque settimane chieste da Johnson.

Come si ottiene

È una prerogativa del governo chiedere al sovrano del Regno Unito di sancire la sospensione dei lavori del Parlamento. Per la regina è impossibile opporsi e rifiutarsi di concederla ma, visto il momento delicato attraversato dalla nazione, la mossa del premier rischia secondo gli oppositori di trascinare Elisabetta nell'agone della polemica politica. I parlamentari non hanno alcuna voce in capitolo e non possono esprimere un voto riguardo la sospensione.

Perché Johnson la vuole

L'inquilino di Downing Street assicura che non si tratta di un modo per spingere verso un'uscita no-deal dall'Unione europea. Di fatto però i parlamentari britannici avranno diverse settimane in meno a disposizione per discutere e approvare eventuali norme per bloccare un divorzio dall'Ue senza accordo o per mitigarne le previste conseguenze negative.

I precedenti

Dagli anni '80, le sospensioni sono durate sempre più o meno una settimana. Nel 2016 il parlamento fu chiuso per quattro giorni, nel 2014 per 13. Stavolta si tratterebbe di ben 23 giorni, giustificati secondo Johnson dalla particolare lunghezza dell'attuale sessione parlamentare. Di norma durano un anno ma quella in corso è iniziata nel luglio del 2017, dopo le ultime elezioni.

La Brexit si può ancora fermare?

Johnson ha sostenuto che la sua decisione non ha nulla a che fare con Brexit: ritiene che, in qualità di nuovo primo ministro, è suo compito definire un'agenda legislativa. Ma i critici naturalmente accusano queste parole di ipocrisia.

Johnson dovrebbe recarsi a Bruxelles il 17 e 18 ottobre: ci si aspetta che torni con un qualche tipo di accordo che dovrebbe essere poi ratificato dal Parlamento. La possibile scelta sarà quindi tra il suo accordo e il no-deal al 31 ottobre: anche i suoi più acerrimi nemici potrebbero scegliere la prima opzione sulla seconda.

Cosa può fare l'opposizione per fermare Brexit?

L'opposizione britannica ha tre opzioni per fermare Johnson nel tempo parlamentare che resta, ritiene Tim Bale, professore di politica alla Queen Mary University of London.

Non appena il parlamento si riunirà di nuovo, i deputati potrebbero spingere per un atto legislativo che dia mandato al governo di chiedere una proroga dell'articolo 50. Dato che la maggioranza di Johnson in parlamento è attualmente di un solo un deputato, il tentativo potrebbe andare a buon fine qualora i conservatori pro-Remain abbandonino i ranghi.

Potrebbero anche approvare una mozione che chieda al primo ministro di revocare del tutto l'articolo 50, fermando di fatto la Brexit, anche se questo è lo scenario meno probabile: danneggerebbe i deputati laburisti nei collegi elettorali del nord, favorevoli alla Brexit.

Infine, potrebbero sfiduciare Johnson. Qualora un'eventuale mozione di sfiducia passasse, si potrebbe andare ad elezioni anticipate. Quest'ultima opzione, secondo Bale, è probabilmente la peggiore. "Questo potrebbe rendere lo scenario del voto di sfiducia leggermente più probabile - e sono abbastanza sicuro che è proprio ciò che Johnson vorrebbe. Ma se hanno ancora un po' di sale in zucca, se ne terranno lontani e non cadranno nella sua trappola".

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