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Sì di PD e M5S al patto di governo. Mattarella convoca Conte per l'indomani

Sì di PD e M5S al patto di governo. Mattarella convoca Conte per l'indomani
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Foto: Reuters
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È terminato l'ultimo giro di consultazioni e tutto sembra indicare che il prossimo governo per l'Italia sarà un Conte-bis a trazione PD-Cinque Stelle. I due partiti si sono infatti accordati in tal senso, resta ancora aperta la questione delle nomine e del programma. Preso atto della convergenza dei due schieramenti sul nome, il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha convocato il presidente del Consiglio designato, Giuseppe Conte, alle 9.30 di domani mattina, 29 agosto.

Il mandato sarà dunque pieno, per un esecutivo di legislatura: Conte accetterà con riserva, come da prassi, e inizierà le consultazioni per dirimere la squadra di governo e il programma. Si ribalta dunque la metodologia dell'ultima volta, quando Conte si è ritrovato un programma già preparato da Lega e Cinque Stelle: questa volta sarà lui a farsi carico della sua stesura.

Le parole delle forze politiche dopo le consultazioni

PD: via libera all'esecutivo giallorosso. Zingaretti, ricevuto dalla direzione del Pd un mandato pieno per un'alleanza con i Cinque Stelle, ha confermato che il nome dell'eventuale, prossimo premier sarebbe stato scelto dal Movimento. Il PD ha però indicato di non voler prendere il testimone dall'esecutivo precedente: "Sarà l'inizio di una nuova sfida e di una nuova stagione politica e sociale, in discontinuità con le ricette economiche" della scorsa legislatura. Contrari al patto giallorosso Richetti e Calenda, che ha annunciato le dimissioni dal partito a cui si era iscritto prima delle Europee.

Il Movimento Cinque Stelle ha confermato l'accordo con il PD aggiungendo che, in caso di incarico a Giuseppe Conte da parte di Mattarella, la prima cosa da fare sarà "definire un programma omogeneo di cose da fare insieme", proprio come 15 mesi fa con la Lega. Salvini è stato attaccato indirettamente per aver usato l'esecutivo gialloverde "per risolvere i problemi del proprio partito" e per essere fuggito dalle responsabilità. Di Maio ha rivelato che la Lega gli aveva offerto la presidenza del Consiglio - contrariamente ai proclami leghisti di urne a tutti i costi - ma la proposta è stata declinata. Il vicepremier non ha fatto accenno ad eventuali ratifiche dell'accordo sulla piattaforma Rousseau della Casaleggio Associati.

Forza Italia ha annunciato che non sosterrà questa operazione politica e resterà all'opposizione, lavorando per la rifondazione di un nuovo centrodestra. Dura la Lega di Matteo Salvini: invocando il ritorno alle urne, prima o poi, accusa l'operazione di essere un "Monti-bis" voluto dall'Europa e da non specificati poteri forti. Contesta infine al PD di continuare a perdere le elezioni ma rientrare sempre dalla finestra, a caccia di poltrone. "Noi e i Cinque Stelle abbiamo iniziato a litigare dopo un anno, loro ancora prima di iniziare".