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Verso il G7: Viaggio nelle banlieues parigine, dove nulla è cambiato

Verso il G7: Viaggio nelle banlieues parigine, dove nulla è cambiato
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La capitale francese, simbolo di benessere e privilegi. Parigi è una delle città più care al mondo dove vivere. Ma basta allontanarsi di qualche chilometro, attraversare la tangenziale - che molti vedono come una frontiera tra due mondi - ed ecco le cosiddette banlieues, le periferie dove il valore francese di egalité, uguaglianza, non è proprio applicato.

Bobigny

La nostra guida per cercare di capire le complessità dei problemi qui è Fouad Ben Ahmed, operatore sociale, cresciuto a Bobigny, una delle banlieues parigine più dure. "C'è una certa mancanza da parte del governo", ci dice Ben Ahmed. "Chi potrebbe davvero cambiare la vita quotidiana di coloro che vivono qui ... Non riesce a capire la realtà che le persone qui stanno affrontando. Ed è davvero difficile".

Ben Ahmed ci porta in giro per il ''93esimo'', il dipartimento a nord di Parigi, dove vivono alcuni dei residenti più poveri ed emarginati di Francia. Nel 93esimo, ci sono le "cités", complessi di case popolari, che sono diventate il simbolo di segregazione razziale ed economica. "L'esclusione inizia quando sei disoccupato, quando non puoi accedere ai trasporti, quando non puoi goderti completamente tutti i tuoi diritti", spiega Ben Ahmed. "E quando non puoi inviare il tuo curriculum a un'azienda senza tenere conto che lo stai inviando dal 93esimo".

Clichy Sous Bois

Abbiamo visitato Clichy Sous Bois, diventata mondialmente conosciuta nel 2005, durante le violente rivolte delle banlieues. "L'ascensore non funziona", dice Ben Ahmed. "E' appena passata una donna che dovrà farsi 10 piani a piedi. Quando non puoi accedere a casa tua o uscire di casa è catastrofico".

I residenti delle cités con i quali abbiamo parlato dicono che si sentono esclusi, all'interno della società francese. Non solo si confrontano costantemente con problemi abitativi, lavorativi e di mobilità... ma affrontano disuguaglianze sistematiche nella loro quotidianità in Francia. A molti non piace il modo in cui sono ritratti dai media francesi e, nonostante i numerosi tentativi fatti per farli parlare davanti alla nostra telecamera, ci hanno detto di no. Ma ci hanno detto off-the-record che loro non vivono, ma sopravvivono.

"C'è questo tipo di barriera razziale che è stata costruita", racconta Michel Kokoreff, sociologo all'Università Paris 8. "Nonostante sia il Paese dei diritti umani, con la dichiarazione dei diritti dell'uomo, dello stato di diritto, della democrazia, eccetera ... È ancora molto più complicato trovare un lavoro quando il tuo nome è Boubakar e sei di origine maliana, rispetto a quando il tuo nome è Bernard e i tuoi genitori sono nati in Bretagna. È un Paese di uguaglianza sulla carta. Ma è un Paese di disuguaglianza e ingiustizia nella realtà".

Dal 2005 il governo francese ha speso oltre 50 miliardi di euro, sperando di migliorare questi quartieri. Ma per molti, nulla è cambiato.

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