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Brexit ad ogni costo secondo Boris

Brexit ad ogni costo secondo Boris
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REUTERS/Stefan Rousseau/Pool/File Photo
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Qualcuno lo considera un gabinetto di guerra. È la prima riunione del neoesecutivo di Boris Johnson con falchi, colombe e aquilotti e che dovrebbe portare il Regno Unito ad una Brexit, nelle parole del premier, "senza se e senza ma".

Il rimpasto ha allarmato i parlamentari contrari allo scenario del no-deal, nessun accordo, mentre altre nomine hanno contribuito a speculazioni sui piani del nuovo premier di andare a elezioni anticipate in caso il Parlamento provasse a ostacolarlo.

Johnson non fa nemmeno finta di nasconderlo quando dice ai giornali che la Brexit si farà con ogni mezzo necessario.

Figura chiave è Michael Gove ministro senza portafoglio, ma ascoltato consigliere della campagna per una Brexit dura. Questo non piacce al premier irlandese Leo Varadakar che teme il backstop, ovvero il ritorno di una frontiera dura con L'Irlanda del nord, e il ritorno di tensioni che si pensavano sopite.

Leo Varadkar: "Se ci sarà una Brexit dura il 31 ottobre se il Regno Unito porta con sé l'Irlanda del nord fuori dall'Europa contro la volontà della maggioranza della gente della regione, se toglierà ai nordirlandesi la cittadinanza europea e renderà vani gli accordi del venerdì santo ci saranno dei problemi e noi dovremo prepararci. Che lo vogliamo o no".

Nel corso del suo primo discorso ai Comuni, Johnson ha assicurato che i cittadini europei avranno garantiti i loro diritti anche in caso di un divorzio duro e dopo settimane di melina il dibattito si è riacceso a Westminster e nel paese con la promessa di un autunno veramente caldo.