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Lo spagnolo Josep Borrell: un capo della diplomazia europea davvero poco diplomatico?

Lo spagnolo Josep Borrell: un capo della diplomazia europea davvero poco diplomatico?
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Il ministro degli esteri spagnolo, Josep Borrell - REUTERS/Yiannis Kourtoglou
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Il socialista Josep Borrell, ministro degli Affari Esteri spagnolo e candidato in pectore per assumere il ruolo di Federica Mogherini come capo della diplomazia europea, solamente qualche mese fa ha descritto la Russia come un "vecchio nemico", arrivando a definirla "minaccia" durante un'intervista che non sortì altro risultato che rendere incandescenti le relazioni tra Madrid e Mosca.

"Oggi c'è un mondo nuovo che non avremmo potuto immaginare cinque anni fa. Trump non era presidente, non si parlava di Brexit (.....) Molte cose sono cambiate da allora. Il nostro vecchio nemico, la Russia, torna a farsi sentire, e ancora una volta è una minaccia. La Cina appare come una rivale", la frase esatta pronunciata dal politico catalano dalla lunga traiettoria politica sia spagnola che europea.

Quelle dichiarazioni, raccolte da El Periódico lo scorso 23 maggio, sfociarono nella convocazione dell'ambasciatore spagnolo in Russia, Fernando Valderrama: il Cremlino protestò ufficialmente contro una dichiarazione ritenuta "ostile".

Se venisse data luce verde dal Parlamento europeo, Borrell potrebbe diventare ora Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'Unione europea. Tradotto: potrebbe essere lui il negoziatore incaricato di migliorare le relazioni tra Bruxelles e Mosca.

Un catalano anti-indipendentista

Non è la prima volta che Borrell si è prodotto in un'uscita non proprio... diplomatica. Flagello dell'indipendenza catalana, arrivò a paragonare Oriol Junqueras, ex presidente del governo della Catalogna in detenzione preventiva per la dichiarazione unilaterale di indipendenza nel 2017, al parroco del suo villaggio. "Sono della stessa architettura fisica e mentale", le sue parole durante un comizio.

La sua candidatura ad uno degli incarichi più presigiosi delle istituzioni europee in patria ha generato una valanga di critiche sui social network soprattutto da parte dei sostenitori dell'indipendenza della Catalogna. Su Twitter, hanno protestato a colpi di hashtag #StopBorrell.

Jorge Juan Morante, politologo e analista specializzato in affari europei, spiega a Euronews che la crociata dell'ormai ministro degli affari esteri spagnolo contro l'indipendenza catalana non influenzerebbe la posizione del blocco Ue, da sempre al fianco del governo spagnolo nella questione.

"La Commissione ha sempre rispettato la sovranità della Spagna e non è mai intervenuta. Non credo che la situazione cambierà molto, con o senza Borrell," l'opinione di Morante.

I suoi critici gli rinfacciano anche di essersi alzato ed essersene andato durante un'intervista con la televisione tedesca Deutsche Welle nel marzo scorso. Si parlava in maniera tesa della lotta per l'indipendenza catalana.

"Uccidere quattro indiani"

Alla lista delle gaffe o delle dichiarazioni controverse di Borrell si aggiunge un'altra esternazione tanto recente quanto poco felice sulla storia degli Stati Uniti.

"Hanno dovuto solamente uccidere quattro indiani, ma a parte questo [il processo di indipendenza] è stato molto facile", le sue parole durante una conversazione informale sul futuro dell'Europa con professori e studenti dell'Università Complutense di Madrid, nel novembre 2018.

Morante sottolinea che il problema è che a volte i profili sono "troppo politici ma non molto diplomatici". Ciononostante, ritiene che Borrell abbia accumulato esperienza come capo della diplomazia spagnola del governo di Pedro Sanchez. "La qual cosa ha potuto ammorbidire il suo profilo e portarlo a moderare i suoi commenti".

Tanto, aggiunge, dipenderà anche dal suo gabinetto dei consulenti.

Un lungo curriculum politico

Offrendogli il Ministero degli Affari Esteri, è stato proprio Sanchez a riportarlo sulle prime pagine politiche spagnole dopo alcuni anni di assenza. Borrell è uno dei politici più anziani del Partito socialista spagnolo: è stato ministro dei Lavori pubblici e dei Trasporti durante la presidenza di Felipe González, nei primi anni '90, e aspirava a guidare il partito nelle primarie del 1998 prima di decidere di dimettersi. Tra il 2004 e il 2007 ha ricoperto la carica di presidente del Parlamento europeo.