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Cosa si dice nei Paesi Bassi e in Germania della Sea Watch 3?

Cosa si dice nei Paesi Bassi e in Germania della Sea Watch 3?
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REUTERS/Guglielmo Mangiapane
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Dopo l'ingresso in acque territoriali della Sea Watch 3, il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha detto che "l'Olanda deve svegliarsi" e che a "Berlino qualcuno deve rispondere delle Ong tedesche". I due vicepremier hanno più volte fatto richiesta ai due Paesi di farsi carico dei migranti a bordo della nave. Dal canto suo, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha dato istruzioni all’ambasciatore all’Aja di fare un passo formale presso il governo olandese.

Come è noto, la Sea Watch 3 batte bandiera olandese ma appartiene a una Ong tedesca. Secondo la stampa italiana, esiste una trattativa sotto traccia tra Roma, Amsterdam e Berlino. Al G20 di Osaka, il Presidente del Consiglio Conte potrebbe parlarne con l'omologo Rutte.

Ma cosa se ne dice proprio nei Paesi Bassi e Germania? Qual è il livello del dibattito pubblico sul caso che sta infiammando l'estate politica italiana?

"Non è un argomento di cui si parla, qui. Non è sulle prime pagine dei giornali né vi si dedicano approfondimenti TV. I quotidiani si limitano a riportare i fatti, ma a livello di opinione non é un fatto politico", afferma intervistato da Euronews Matthijs le Loux, redattore responsabile dell'attualità per il sito olandese Nu.nl. Il dossier non è dunque dibattuto a livello nazionale ma "solo da un punto di vista tecnico. La questione riguarda un'organizzazione tedesca, penso che il pubblico olandese non la consideri come una responsabilità olandese. Vogliamo che il tutto venga risolto da un punto di vista europeo". L'opinione di le Loux è condivisa anche da altri professionisti del settore, suoi connazionali, da noi contattati.

Il caso tuttavia sta montando anche ad Amsterdam: la TV pubblica olandese (NOS) ha in programma interviste a livello ministeriale e se ne parlerà anche stasera nello show di punta delle ore 20.

I Paesi Bassi a dicembre '18: non collaboreremo più fino a che non sarà riformato Dublino

Tra dicembre 2018 e l'inizio di gennaio 2019, la Sea Watch 3 e la Sea Eye vagarono per giorni nel Mediterraneo in attesa di indicazione di un porto sicuro, prima di poter sbarcare a Malta. Una circostanza simile a quella che si è ripetuta in questi giorni. La soluzione trovata fu la redistribuzione di 49 migranti tra otto Paesi europei, tra cui Italia e Olanda.

Il sottosegretario di Stato olandese Mark Harbers, ex ministro della giustizia con delega all'immigrazione, deplorò l'assenza di una soluzione a lungo termine, sostenibile per tutti i Paesi europei. La "decisione ad hoc" avrebbe solamente messo una pezza temporanea - opinione condivisa anche dal portavoce del ministro degli Interni tedesco, Alter - e il problema si sarebbe posto di nuovo in futuro. Come effettivamente è successo.

Harbers aggiunse che i Paesi Bassi avrebbero preso in consegna quei migranti (6) per l'ultima volta. "Non collaboreremo più in futuro", disse in conferenza stampa, "Questa è stata l'ultima volta, la prossima volta resteranno alla deriva più a lungo".

La vicenda dell'ispezione

Dopo un altro salvataggio, a fine gennaio la Sea Watch 3 arrivò al porto di Catania dove fu sottoposta a un'ispezione della Guardia Costiera per una verifica tecnica della nave. Alla luce di una "serie di non conformità", a fine febbraio, su provvedimento rilasciato dal Ministro dei Trasporti olandese, la nave della Ong fu autorizzata a salpare per Marsiglia così da poter ultimare i lavori di adeguamento. In sostanza, venne ritenuta non idonea a trasportare tante persone per un lungo periodo di tempo in mare aperto.

Il 2 aprile scorso, il ministro Cora van Nieuwenhuizen introdusse nuove regole (entrate in vigore il giorno dopo) che interessavano le navi impegnate in operazioni di ricerca e soccorso, impedendo di fatto alla Sea Watch 3 di lasciare il porto di Marsiglia qualora non avesse apportato le necessarie modifiche. La Ong fece ricorso e una corte de L'Aia stabilì che le nuove direttive sulle misure di sicurezza a bordo non erano state abbastanza chiare né comunicate tempestivamente, ledendo i principi di certezza del diritto, così da dare tempo allo staff di potersi adeguare.

Le due parti hanno ora tempo fino al 15 agosto per avviare una "conversazione costruttiva" sui criteri di riammodernamento della nave.

Il ministro olandese reitera la richiesta di una soluzione strutturale

Mentre la Sea Watch è ancora in rada a Lampedusa, da Amsterdam è arrivata la dichiarazione del Segretario di Stato alla giustizia, la conservatrice Ankie Broekers-Knol - che nel frattempo ha sostituito Harbers: "I Paesi Bassi comprendono la situazione italiana. Il governo sostiene il dovere di salvare vite umane in mare, ma allo stesso tempo è importante che tali operazioni non contribuiscano al mantenimento delle attività dei trafficanti che mettono a repentaglio deliberatamente vite umane. Insieme ci sforziamo di trovare una soluzione strutturale per lo sbarco in un contesto europeo".

Insomma, l'Olanda reitera ufficialmente l'allusione - già variamente smentita - che esista una correlazione tra presenza di Ong in mare e partenze di migranti e sprona la Ue a trovare un consenso condiviso sulla riforma di Dublino.

Anche in Germania non si va molto al di là del darne notizia

La redazione tedesca di Euronews riferisce che in Germania il caso è presente sui media, è stato per qualche ora trending su Twitter ed appare su ogni sito Internet, ma al momento l'attenzione dei giornalisti è focalizzata su Angela Merkel, sul processo per gli abusi su 40 minori e sulla violenza terroristica di estrema destra. Anche in terra tedesca, insomma, non si va molto al di là della notizia, nuda e cruda.

A bordo della Sea Watch c'è la giornalista dell'emittente pubblica WDR, Nadia Kailouli. Der Spiegel ha pubblicato ieri un'intervista con "la Capitana", Carola Rackete.

Da segnalare, infine, la disponibilità dei sindaci di Münster, Dortmund, Düsseldorf, Wetter e Colonia di accettare i rifugiati nelle loro strutture.

Il commissario Avramopoulos a Euronews: "Necessario approccio europeo unitario"

Il commissario greco con delega alle migrazioni, Dīmītrīs Avramopoulos, ha risposto ad una domanda della nostra corrispondente da Bruxelles, Elena Cavallone, affermando che "alcuni Stati membri stanno mostrando la volontà di partecipare a uno sforzo di solidarietà, e chiedo ad altri di unirsi. Continuiamo ad essere vicini all'Italia e agli altri Paesi sotto pressione perché è solo con un approccio europeo unitario e lavorando a stretto contatto con i partner esterni che potremo trovare delle vere soluzioni".

Qui è possibile trovare gli elementi essenziali della riforma del Regolamento di Dublino, arenatasi al Consiglio europeo dopo la sua approvazione all'Eurocamera.

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