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Giornata della sicurezza alimentare. Italiani sensibili, ma il cibo che mettono in tavola è sicuro?

Giornata della sicurezza alimentare. Italiani sensibili, ma il cibo che mettono in tavola è sicuro?
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Dalle nocciole con micotossine al pesce contaminato da mercurio: in Italia l'anno scorso è scoppiato più di un allarme alimentare al giorno. Per un italiano su 5 la sicurezza alimentare guida le scelte al supermercato, rivela il sondaggio Eurobarometro pubblicato dall'Efsa in occasione della Prima Giornata mondiale della sicurezza degli alimenti, promossa dalla Fao e dall'Oms per il 7 giugno.

Euronews ha incontrato Bernhard Url, direttore dell'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa), che ha sede in Italia, a Parma. Il video è in Inglese. Sotto potrete leggere la traduzione in Italiano.

Austriaco, veterinario e figlio di contadini, Url dirige l'Agenzia europea da alcuni anni. Per questo, oltre a chiedergli della giornata mondiale, l'abbiamo poi intervistato sul funzionamento dell'agenzia, sulle commistioni degli esperti con l'industria, e su tutti i temi che hanno suscitato polemiche negli ultimi mesi. Questa parte, di una durata di circa mezz'ora, verrà pubblicata separatamente nei prossimi giorni.

Oggi, 7 giugno, è la Giornata Mondiale per la Sicurezza Alimentare. E' la prima volta, è un grande evento. Quanto grande? Può darsi che non sia ancora percepito dalla società, dal nostro pubblico, ci spiegherà Lei quanto sia importante. E parleremo anche del vostro ruolo.

Ma prima di tutto Lei ha dei dati, ora. Dati che ci faranno capire un po' meglio l'importanza di questa giornata.

Si, grazie. E' vero, è la prima Giornata Mondiale per la Sicurezza Alimentare, il 7 giugno, oggi, e siccome il cibo è così vicino al nostro cuore, è anche un fattore emotivo, importante sotto molti aspetti, l'Efsa contribuisce con il suo mandato a mantenere sicuro il cibo degli europei, questo è il nostro compito principale.

E saperne di più sulla percezione dei consumatori a proposito dei rischi in campo alimentare abbiamo realizzato un Eurobarometro, un sondaggio che non veniva fatto da 9 anni, e adesso abbiamo deciso di avere un Eurobarometro per capire meglio come gli Europei percepiscano il cibo, i rischi legati al cibo, di chi si fidano, quali canali ascoltano, e per questo sono state intervistate 28.000 persone in Europa.

L'indicazione principale è che la sicurezza alimentare è un aspetto importante al quale i cittadini pensano quando comprano il cibo: oltre al gusto, i valori nutrizionali e l'origine del cibo.

Però - e questa penso che sia una notizia molto positiva - solo uno su cinque pensa che la sua scelta debba essere guidata dalla sicurezza alimentare. Significa che diamo per acquisita la sicurezza alimentare, o almeno molti di noi, come dovrebbe essere. Penso che sia una buona notizia. Un'altra cosa che abbiamo rilevato è che la TV è ancora il principale mezzo di informazione, e questo ci ha un po' sorpresi...

Anche sul cibo?

Anche sul cibo. I due terzi dicono di ricevere le loro informazioni dalla TV.

Pubblicità?

Beh, pubblicità ma probabilmente anche documentari e informazioni date sui canali nazionali dalle autorità nazionali per la sicurezza alimentare. E' interessante anche il fatto che gli intervistati dicono che dopo aver appreso qualcosa dalla TV cambiano atteggiamento, temporaneamente o anche a lungo termine...

E' collegato al km 0, o all'educazione ambientale, o è più legato alle preferenze e ai condizionamenti?

Penso che sia veramente da attribuire al tema della sicurezza: se si rendono conto, per esempio, che un alimento crudo è più pericoloso allora penseranno a non consumare latte o carne crudi, e quindi modulano il loro comportamento anche in base ai risultati delle ricerche.

E poi si nota anche che non c'è un rischio o una minaccia alimentare che sia comune a tutti i Paesi europei, c'è diversità, però ci sono quattro rischi che sono comuni a più di 20 Paesi membri. E si tratta dei residui di pesticidi nel cibo; all'uso o abuso di antibiotici negli allevamenti, negli animali; agli inquinanti ambientali; e agli additivi alimentari.

Questi quattro rischi, per così dire, sono comuni a più di 20 paesi membri.

Stiamo parlando di percezione del rischio, che non corrisponde sempre al rischio reale. E vedremo dopo come gestite tutto questo, come provate a rassicurare le persone.

Un Eurobarometro è solitamente una specie di sondaggio dei sondaggi, è fatto attraverso gli istituti nazionali, e quindi mi chiedo quanto differisca da Paese a Paese, perché... Suppongo che un Paese come l'Italia, nel quale il cibo è cultura, sia piuttosto diverso da un altro in cui il cibo è magari più industriale, insomma dipende molto da come viene percepito il cibo: su questo emerge qualcosa?

Quello che vediamo è che per esempio il timore legato agli OGM è in calo se lo compariamo a 10 anni fa, con il sondaggio che realizzammo nel 2010, mentre la paura legata diciamo all'inquinamento ambientale, alle microplastiche, aumenta, specialmente nell'Europa settentrionale.

Quindi ci sono differenze tra Paesi, sì, ma non sarei d'accordo nel ritenere che solo in Italia il cibo sia qualcosa di simile a un'opera artigianale, penso che in tutti i Paesi sia considerato estremamente importante, e non sia visto solo come un qualsiasi prodotto industriale. E' sempre molto di più.

Diciamo almeno che noi abbiamo la miglior cucina... Comunque: è abbastanza diversificato, vediamo alcuni fattori comuni, e vediamo come questo sia condizionato dai mezzi di informazione, dall'informazione che diamo anche noi come televisione.

Perché è chiaro che della plastica si parla molto ora, mentre gli Organismi Geneticamente Modificati sono qualcosa di cui parlavamo un po' di tempo fa. Non ne parliamo praticamente più.

Pensa – e amagari ha dei dati al riguardo – che se tornassimo a parlarne nelle nostre news tornerebbe a crescere anche la percezione del rischio, o è in qualche modo scollegato?

No, penso che sia connesso. C'è una differenza tra quello che scientificamente possiamo definire rischio comprovato e quello che è il rischio percepito. Il rischio percepito si focalizza sui pesticidi, sugli additivi, sugli OGM in passato, ma il rischio reale è collegato alle malattie derivanti dal cibo stesso, per via dei batteri, e ai virus, alle zoonosi connesse al cibo, cioè le malattie trasmissibili dall'animale all'uomo. In Europa è ancora questa la nostra sfida più importante, e si possono prevenire, perché si tratta di igiene e buone pratiche di produzione. Quindi si crea un rischio percepito che non corrisponde sempre al rischio reale.

Ma se vado a trovare il contadino in fondo al villaggio... Insomma, più lo vedo sporco e naturale più ne apprezzo il cibo. Tendenzialmente non vedo un rischio in quello che fa perché mi dico che l'umanità ha sempre vissuto con queste cose, mentre se prendo lo stesso latte da un negozio so che c'è un processo industriale, che è trattato, ci sono più processi, un po' di tutto. Mi sta davvero dicendo che il rischio reale abita dal contadino e non nel negozio?

Beh, non direi mai, da figlio di contadini, che il rischio reale sia dai contadini. Ma è vero che il latte è un ottimo esempio. Il latte crudo, se non viene bollito prima di consumarlo, è un rischio reale. Il consumo di latte crudo in passato ha causato una cifra enorme di malattie. L'abbiamo risolto con la pastorizzazione. E questa è in qualche modo un processo industriale. E' un trattamento termico del latte, ma lo ha reso completamente sicuro. Ci si può chiedere cosa sia più importante, se la sicurezza o la naturalezza, il fatto che non sia trattato. Penso che con il latte non ci sia dubbio. Quello pastorizzato è sicuro.

Torniamo ai dati: vuole sottolineare altro, dall'Eurobarometro?

Forse sulla fiducia: abbiamo chiesto anche di chi si fidino i cittadini quando parlano di cibo o quando ricevono informazioni sulla sicurezza alimentare. La buona notizia è che gli scienziati sono ancora in testa alla lista. Quindi la gente si fida degli scienziati, dà loro fiducia, insieme alle associazioni dei consumatori, ai contadini, e si fidano anche delle istituzioni europee e nazionali, per la sicurezza alimentare. Quindi per questo aspetto penso che siamo sulla buona strada anche per confermare che siamo un organo degno di fiducia e che lavora per l'interesse pubblico.