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La primavera del Sudan. Si dimettono il leader del colpo di stato e il capo dell'intelligence

La primavera del Sudan. Si dimettono il leader del colpo di stato e il capo dell'intelligence
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Reuters
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Dopo il colpo di stato che ha deposto al-Bashir, presidente del Paese da trent'anni, le proteste di piazza in Sudan spingono alle dimissioni anche il ministro della difesa Ibn Auf, ad appena 24 ore dal giuramento. Un passo indietro accolto dai festeggiamenti della popolazione.

"Per queste persone, così piene di ispirazione, per questo esercito valoroso, la raccomandazione è di raggiungere un dialogo che porti al più presto a una soluzione per il Sudan, come auspichiamo tutti. Lo dico con tutta la convinzione: la decisione non va rimandata". Queste sono state le parole con cui il generale Ibn Auf, capo dell'intelligence sudanese ai tempi della guerra del Darfur e contestato dai cittadini, ha rassegnato le sue dimissioni.

Lascia anche il capo dell'intelligence

Al suo posto è subentrato ad interim il luogotenente Abdel Fattah al-Burhan Abdelrahman, un generale dal curriculum più pulito, non coinvolto nel conflitto e nel conseguente genocidio messo in atto, nei primi anni Duemila, nella regione occidentale del Paese.

Poche ore dopo ha lasciato l'incarico anche il capo dell'intelligence, Salah Gosh, che ha guidato la repressione contro le proteste di piazza, lasciando sul terreno un centinaio di vittime da dicembre.

I sudanesi continuano a opporsi alla giunta militare e chiedono un governo civile, che rappresenti la popolazione, dopo tre decenni di governo al-Bashir.

La rivoluzione non si ferma

L'esercito, intanto, ha dichiarato di non voler tenere per sè il potere, ma ha anche messo in guardia: non saranno tollerate violazioni dell'ordine pubblico. Il Consiglio ha annunciato lo stato di emergenza per tre mesi e una transizione militare di due anni.

"Ibn Auf è stato cacciato dalla rivoluzione, come al-Bashir prima di lui - dice un manifestante - Adesso è il turno di al-Burhan. Ma chi è? E cosa farà di diverso? Canterà i nostri slogan? Aspettiamo di sentire cosa propone e poi decideremo come rapportarci con lui".

"Al Sudan sta succedendo qualcosa di meraviglioso - aggiunge una donna - Preghiamo che le nostre speranze vengano esaudite. Non lasceremo le strade finché le cose non vanno come vogliamo noi".