Sciolta l'Asp di Reggio Calabria. Dalla Chiesa: "La ndrangheta punta alla sanità"

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La decisione del Consiglio dei ministri su proposta del prefetto

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Il Consiglio dei ministri ha sciolto per infiltrazioni mafiose l'Azienda sanitaria locale di Reggio Calabria. La decisione arriva al termine di una procedura di indagine che ha passato al setaccio gli atti amministrativi, i contratti e gli impegni di spesa, riscontrando numerose irregolarità che avrebbero favorito imprese vicine alla ndrangheta. L'Azienda sanitaria di Reggio Calabria, che da diversi anni non dispone di bilanci ed ha accumulato debiti per 200 milioni di euro, gestisce due ospedali ormai al collasso, tanto da aver costretto in dieci anni 600.000 pazienti a farsi curare fuori regione.

Di ndrangheta e dei suoi appetiti sulla sanitâ ne abbiamo parlato con Nando Dalla Chiesa, docente di Sociologia della criminalità all'Università di Milano.

"La ndrangheta non fa bene ai cittadini delle regioni in cui è molto forte, contrariamente a quello che si pensa, e questa ne è una dimostrazione. La ndrangheta punta a infiltrare e controllare i sistemi sanitari perché sono la voce principale del bilancio regionale in tutte le regioni d'Italia tra il 77 e l'85 per cento. E ha dimostrato in più occasioni di tenerci, non soltanto in Calabria, ma evidentemente in Calabria c'è il tesoro, è il luogo in cui si puo speculare di piu sul sistema sanitario, sottrarsi anche a controlli di qualitâ da parte dei cittadini o delle professioni. Il fatto che 600.000 persone in 10 abbiano dovuto cercare riparo in altre regioni è del tutto significativo".

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