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Brexit, la Camera dei Comuni boccia l'ipotesi di un'uscita senza accordo

Brexit, la Camera dei Comuni boccia l'ipotesi di un'uscita senza accordo
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La Camera dei Comuni di Londra ha bocciato di misura l'ipotesi di una Brexit senza accordo, dopo il voto che martedi, per la seconda volta, aveva rimandato al mittente il piano di uscita, rivisto e corretto e concordato con Bruxelles.

L'emendamento A, in cui veniva chiesto ai deputati di respingere l'opzione no deal, è stato approvato con 312 voti favorevoli, 308 contrari. Westminster si è detta preoccupata dall'eventualità di un divorzio senza accordo e dei danni economici che questa potrebbe causare. Successivamente, la Camera ha votato di nuovo in questo senso (321 voti vs 278).

Che i parlamentari votassero contro il no deal era praticamente fuori discussione, anche perchè la decisione non avrebbe avuto valore vincolante. La premier Theresa May, che ha difeso strenuamente e con la voce roca la strada di compromesso percorsa fino ad oggi, aveva concesso ai suoi libertà di voto, consapevole che non sarebbero arrivate sorprese.

Respinto anche l'emendamento Malthouse che prevedeva di temporeggiare fino al 22 maggio per dare tempo all'Uk di lasciare l'Unione senza accordo (374 no, 164 sì).

Di fatto, May è stata sconfitta anche oggi dato che il primo emendamento modificava la sua mozione. Presentato dalla deputata conservatrice Caroline Spelman, ha eliminato l'opzione del no deal come strada da percorrere per default, nel tentativo apparente di eliminare ogni ambiguità sulle intenzioni del governo.

Dopo il voto, la premier si è impegnata a presentare una proposta di proroga del periodo di negoziazione dell'articolo 50, che sarà votata giovedì. "Legalmente, tutto resta uguale: il Regno Unito uscirà dalla Ue senza accordo a meno che non venga concordato qualcosa", ha detto.

Dall'opposizione laburista, da sempre contraria a una Brexit senza un accordo, si è continuato a tirare acqua al mulino delle elezioni anticipate e si punta sempre su un piano di Brexit soft, a cui Corbyn e i suoi lavorano da tempo. Il capo dei labour ha risposto alla May che ormai l'estensione dell'earticolo 50 è inevitabile. Gli scozzesi del SNP, intanto, invocano la crisi costituzionale.

In questo quadro caotico, sono tante le voci che si rincorrono nei pressi del Big Ben sulle imminenti dimissioni di membri chiave del governo May.

La questione più rilevante si dibatterà come detto giovedi, quando il parlamento sarà chiamato a votare sull'ipotesi di chiedere a Bruxelles piu' tempo rispetto alla data del 29 marzo prevista come termine ultimo dell'uscita del Regno Unito dall'Unione.

Ogni ritardo rispetto al 29 marzo dovrà ottenere il voto unanime dei 27 paesi membri che si incontreranno a una settimana essatta dalla scadenza, il 21 marzo, per sondare le conseguenze di un'estenzione dei negoziati, circostanza mai verificatasi prima.

Ma è necessaro che Londra dica esattamente quanto dovrebbe durare la proroga e, soprattutto, per quale ragione Bruxelles dovrebbe concederla, visto che le strade sono già state battute tutte, senza esito.

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