Brexit, nuovo no di Westminster. Ue: non possiamo fare più di così

Brexit, nuovo no di Westminster. Ue: non possiamo fare più di così
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Reuters TV via REUTERS
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"Teniamo le mani sul volante e allacciamo le cintura di sicurezza"

Le parole del vicepresidente della Commissione europea, Jyrki Katainen, suonano più allarmanti che mai dopo l'ennesima sconfitta alla Camera per Theresa May che rende sempre più tangibile lo spettro del no deal sulla Brexit. La House of Commons ha infatti bocciato le tre modifche all'accordo di divorzio, concordate lunedì a Strasburgo tra la premier e la Commissione europea.

Il risultato è inequivocabile: 242 voti a favore, 391 contrari. Lo scorso 14 gennaio, la sconfitta più bruciante per un capo di governo britannico al Parlamento, l'esito fu di 432 voti contrari e 202 voti favorevoli.

Prima del voto, il capo negoziatore per la Ue, Michel Barnier, aveva lanciato un insusuale avvertimento, sintomo della gravità della situazione: su Twitter aveva scritto che la Gran Bretagna non otterrà dalla Ue un periodo di transizione a meno che la House of Commons ratifichi il dossier sul divorzio. Dopo il voto, ha aggiunto che l'Europa ce l'ha messa tutta, ma oramai bisogna prepararsi per il no deal.

Un portavoce di Donald Tusk, presidente di quel Consiglio europeo che avrà l'ultima parola, ha espresso rammarico per la decisione della Camera britannica. "L'unica soluzione si può trovare a Londra, non sappiamo cosa poter fare di più". "Se il Regno Unito chiederà un'estensione, i 27 decideranno all'unanimità ma si aspettano una credibile giustificazione e l'indicazione esatta della durata. Dovrà essere assicurato il perfetto funzionamento delle istituzioni europee". L'ultimo riferimento è alle Elezioni di fine maggio, chiaramente.

"Il no deal è l'opzione principale a questo punto". Corbyn chiede nuovamente elezioni

Appresa la volontà dei colleghi deputati, Theresa May ha affermato - quasi afona - che l'opzione di default rimane l'uscita senza accordo, a meno che la Camera si decida alla fine a ratificare il suo testo. L'esecutivo pubblicherà le linee guida politiche per fronteggiare l'eventualità del _no deal. _

"L'accordo del governo è morto, è tempo di convocare elezioni politiche" anticipate. Così il leader dell'opposizione laburista britannica, Jeremy Corbyn, replicando a Theresa May dopo la seconda bocciatura della premier Tory sull'accordo sulla Brexit. Corbyn ha accusato May di aver fatto passare il tempo deliberatamente e l'ha sfidata a scegliere a questo punto la strada delle urne. Ha tuttavia anche confermato l'intenzione di ripresentare alla Camera dei Comuni il suo piano B per una Brexit alternativa più soft.

Durante la giornata erano circolate voci di ipotetiche elezioni anticipate proprio di fronte alla previsione di una nuova bocciatura dell'accordo sulla Brexit. Le ha raccolte fra alcuni deputati la political editor della Bbc, Laura Kuenssberg, evocando come data possibile, in caso di scioglimento del Parlamento, la fine di aprile, dopo la probabile richiesta all'Ue di un rinvio limitato rispetto alla prevista data d'uscita del 29 marzo.

Durante il dibattito che ha preceduto il voto, la premier Tory aveva riaffermato invano il valore delle intese aggiuntive raggiunte a Strasburgo sul backstop, sostenendo che il diritto riconosciuto al Regno Unito di "sospenderlo e anche di uscirne" unilateralmente in caso di "cattiva fede" negoziale dell'Ue nella ricerca di soluzioni alternative per assicurare il mantenimento del confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord rappresenta una nuova "garanzia legale reale".

Per approfondire ➡️ Brexit, il primo dei tre voti decisivi a Westminster: cosa è cambiato?

E ora? Mercoledì e giovedì si torna a votare.

Domani Westminster chiarirà se il Regno Unito lascerà la Ue senza accordo o meno; in un voto simile, quest'anno, la House of Commons ha già espresso parere contrario (318 voti contro 310). I deputati conservatori avranno la possibilità di votare senza seguire la linea di partito, ovvero liberamente.La premier ha aggiunto che lei resta contraria a un no deal e convinta che esista "una maggioranza a favore di un accordo".

Giovedì 14 marzo, ai deputati britannici verrà invece domandato: volete chiedere alla Ue un'estensione di qualche mese dei termini per terminare i negoziati? Se i parlamentari britannici voteranno sì, May ha ricordato che l'Unione europea vorrà sapere se il Regno Unito opterà per la revoca completa dell'articolo 50 oppure punterà ad un secondo referendum.

L'ultima parola spetta comunque alla Ue: il 21 marzo, il Consiglio europeo dovrà pronunciarsi all'unanimità su qualsiasi decisione arriverà da Westminster. Alcuni leader europei come Barnier e Macron hanno già detto che il Regno Unito dovrà giustificarsi adducendo motivazioni negoziali concrete.

Theresa May ha già ribadito il suo 'no' a un secondo referendum durante il dibattito oggi sulla Brexit. May ha ripetuto che un referendum c'è stato, che era stato indicato all'elettorato come definitivo e che ripeterlo significherebbe aprire le porte magari a "un terzo referendum" e così via, mentre ha detto che "non vi sono evidenze" che il popolo britannico abbia cambiato idea rispetto al 2016.

Come funziona lo strano meccanismo di voto del Parlamento britannico.