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Sloveni e croati chiedono in una petizione le dimissioni di Tajani

Sloveni e croati chiedono in una petizione le dimissioni di Tajani
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REUTERS/Francois Lenoir
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Non sembra essersi chiuso l'incidente diplomatico creato dal Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, dopo le sue dichiarazioni rilasciate domenica alla foiba di Basovizza durante le celebrazioni della Giornata del Ricordo. Tajani aveva detto: "Viva Trieste, viva l'Istria italiana e viva la Dalmaia italiana".

Una petizione su Change.org, creata dal gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento UE, ne chiede le dimissioni e viaggia verso quota 5mila firme. Tra i firmatari illustri: Zoran Jankovic, sindaco di Ljubljana, capitale slovena; gli ex capi di Stato sloveno, Kucan, e croato, Mesić; l'ex primo ministro croato Kosor; la parlamentare europea Biljana Borzan; il presidente dei socialisti croati, il deputato Davor Bernardic; scrittori, registi, attori e professori universitari.

Dopo le dure prese di posizione del presidente Borut Pahor e del governo guidato da Sarec, si erano scagliati contro Tajani anche il Consiglio delle organizzazioni slovene e il ministro degli Esteri Miro Cerar. I Socialdemocratici (SD) e Nova Slovenija (NSi), partito di ispirazione cattolica, hanno fin da subito invocato senza mezzi termini le dimissioni di Tajani.

I firmatari della petizione chiedono una reazione immediata della Commissione Europea e del Consiglio europeo perchè "siamo convinti che questo tipo di retorica debba essere chiaramente condannata dall'Unione Europea".

Il Presidente dell'Europarlamento si era scusato "per aver adoperato parole che hanno potuto offendere voi e i vostri concittadini e che sono state interpretate come una forma di rivendicazioni territoriali" con una nota inviata agli eurodeputati. Tajani ha usato analoghe parole in una lettera spedita alla presidente della Croazia, Kolinda Grabar Kitarovic, che martedì aveva scritto a lui e a Mattarella chiedendo "chiare e inequivocabili scuse".

Il Commissario europeo ai trasporti, Violeta Bulc, ha oggi chiesto pubblicamente a Tajani di accompagnarla alla commemorazione del 25 aprile alla Risiera di San Sabba, Trieste, e al memoriale degli eroi di Basovizza eretto per ricordare le vittime slovene del regime fascista. Mercoledì 20 febbraio Tajani incontrerà il presidente sloveno Pahor.

"Danno d'immagine pesante, sale sulle ferite che si è cercato di chiudere negli ultimi 10 anni"

Tra i firmatari figura anche la senatrice Tatjana Rojc, la rappresentante slovena a Palazzo Madama. Dura la sua condanna delle parole di Tajani.

"Le sue parole sono state sale sulle ferite che con fatica si è cercato di chiudere in questi decenni, a partire dal significativo incontro dei tre presidenti a Trieste nel 2010. Riaprirle parlando di Istria e Dalmazia italiana vuol dire che il Presidente del Parlamento europeo prima di tutto non conosce la storia, secondo non considera tutto il processo di pacificazione, che è stato lungo e difficile, e terzo non tiene in conto che è importante rispettare le memorie di tutti. Non può esserci memoria unica. Infine, è gravissimo da parte sua fare campagna elettorale sulle vittime. Tutti i morti sono uguali e meritano rispetto", dice la senatrice Rojc intervistata da Euronews. "Mi è dispiaciuto in tutto questo contesto non sentir parlare di fascismo: si è parlato di nazismo e comunismo, ma non di fascismo".

"I venti europei sono preoccupanti: quando si parla un linguaggio semplicistico e si fa campagna e propaganda politica senza badare a null'altro dobbiamo preoccuparci", continua la politica triestina. "È improbabile che Tajani si dimetta, soprattutto ora che è a fine mandato. Le sue scuse sono state apprezzate ma mi sembra che il danno fatto all’immagine dell’Italia e dell’Europa è stato pesante".

Secondo Marta Verginella, storica dell’Università di Lubiana, le dichiarazioni di Tajani "non partono dal dato di fatto che queste terre sono multietniche e con una storia frammentata. In questo contesto vengono sempre a crearsi ingiustizie da una parte o dall'altra. Non capirlo e aizzare antiche rivendicazioni di appartenenza ai territori significa andare a toccare i sentimenti dell'una o dell'altra parte. Non è un messaggio che dovrebbe dare il Presidente del Parlamento europeo in un clima di convivenza europea. Si tratta di campagna elettorale di bassa lega e una strumentalizzazione politica".