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Stato dell'Unione: Juncker ha mantenuto le promesse fatte un anno fa?

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Stato dell'Unione: Juncker ha mantenuto le promesse fatte un anno fa?

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Reuters
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Il Jean-Claude Juncker ha tenuto davanti alla plenaria di Strasburgo l'atteso discorso sullo stato dell'Unione, l'ultimo prima delle elezioni europee in programma a maggio 2019.

Un anno fa, dallo stesso palco, Juncker aveva annunciato progetti e obiettivi da raggiungere nei mesi successivi: vediamo quante di quelle promesse sono diventate realtà.

1) Sono stati siglati più accordi commerciali?

Quello che ha detto un anno fa: "Abbiamo un accordo politico con il Giappone su una futura partenarship economica. E abbiamo buone possibilità di fare lo stesso con il Messico e i paesi del Sud America entro la fine dell'anno. Oggi, stiamo provando ad aprire negoziati sul commercio con l'Australia e la Nuova Zelanda. Voglio che tutti questi accordi siano finalizzati entro la fine di questo mandato".

Che cosa è successo: secondo Johan Bjerkem, analista di politica commerciale per il tink tank European Policy Centre, la Brexit e il deterioramento delle relazioni commerciali con gli Stati Uniti hanno dato all'Unione europea l'impulso per guardare altrove. A luglio Bruxelles ha firmato uno dei più grandi accordi di libero scambio con il Giappone.

I sostenitori dell'accordo dicono che l'accordo permetterà agli esportatori europei di risparmiare circa 1 miliardo di euro di dazi. Avviati i colloqui anche con l'Australia e la Nuova Zelanda, mentre quelli con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay hanno subito una forte accelerazione negli ultimi mesi.

Bjerkem ha detto a Euronews che è troppo presto per dire se Juncker riuscirà a concludere tutti gli accordi prima che lasci l'incarico il prossimo anno. "Stanno decisamente andando avanti sugli accordi commerciali - ha affermato Bjerkem -, è uno dei punti chiave nell'agenda dell'Unione europea, che in questo momento si pone come paladina del commercio multilaterale e bilaterale. Hanno certamente fatto meglio di quello che potevamo aspettarci. Resta però la questione del rapporto commerciale con gli Stati Uniti, che è al momento è in una fase davvero delicata".

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha imposto tariffe su acciaio e alluminio. Poi ha minacciato di fare lo stesso sulle auto europee, ma è tornato sui suoi passi dopo l'incontro con Juncker a Washington".

"Anche la Brexit - ha aggiunto Bjerkem - ha contribuito a spingere la Ue a trovare nuovi accordi commerciali, visto che Bruxelles è desiderosa di dimostrare che il commercio è un settore in cui ancora lavora bene".

2) L'industria automobilistica europea è pulita?

Quello che ha detto: "Sono orgoglioso della nostra industria automobilistica. Ma sono sconvolto quando i consumatori sono deliberatamente e consapevolmente ingannati. Invito l'industria automobilistica a fare le cose per bene".

Che cosa è successo: Juncker si riferisce al Dieselgate, lo scandalo che ha visto la Volkswagen ammettere di aver falsificato i test sulle emissioni diesel negli Stati Uniti. Ma a tre anni dall'ammissione della casa automobilistica, secondo William Todts, direttore esecutivo della ong European Policy Centre, la questione non è ancora stata risolta.

Todts ha detto a Euronews che l'eredità del Dieselgate è costituita da 40 milioni di auto (non tutte Volkswagen) troppo inquinanti sulle strade europee. Sebbene Volkswagen abbia richiamato alcuni veicoli, c'è poca trasparenza su come la casa automobilistica tedesca sta affrontando la situazione.

L'industria automobilistica si è messa in regola? La risposta di Todts è secca: "No, e Juncker non dovrebbe limitarsi a chiedere all'industria di rispettare le regole. Lui è il regolatore, ha il potere di imporlo".

Todts ha ammesso tuttavia che la Commissione europea è stata molto attiva nel rispondere al Dieselgate. Ad esempio, il primo settembre sono stati introdotti nuovi standard di emissione, anche se questi sono anteriori al discorso di Juncker del 2017.

Nel complesso, però, Bruxelles è troppo suscettibile di pressioni da parte dell'industria automobilistica a causa del potere che esercita, trattandosi di uno dei principali datori di lavoro in Europa.

Né Volkswagen né l'Associazione dei costruttori europei di auto hanno risposto alla richiesta di Euronews di commentare la vicenda.

3) L'Europa è leader nella lotta contro il cambiamento climatico?

Quello che ha detto: "Di fronte al crollo delle ambizioni degli Stati Uniti, l'Europa deve fare in modo che il nostro pianeta torni ad essere grande. È il patrimonio comune di tutta l'umanità".

Quello che è successo: Bruxelles, ha detto un esperto a Euronews, è stata molto attiva nel approvare leggi che includessero degli impegni sul clima in vista del summit di Parigi del 2015.

Nel corso del vertice è stato raggiunto un accordo per contenere l'aumento della temperatura al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali.

"Ma tre anni dopo - ha detto a Euronews Wendel Trio, direttore di Climate Action Network Europe - stiamo ancora aspettando che la Commissione europea esamino quello che dovrebbe fare l'Unione per rispettare gli impegni presi a Parigi".

"E' una questione che Juncker potrebbe affrontare nel suo discorso di mercoledì - ha detto Trio - perché la Commissione è stata incaricata dai capi di Stato e di governo di sviluppare una strategia a lungo termine per contenere a 1,5°C l'aumento della temperatura.

"Si potrebbe dire - ha aggiunto - che Juncker e il suo team si sono concentrati sull'attuazione di ciò che era già stato deciso nel 2014. Sono state avanzate pochissime nuove idee".

La Commissione ha lavorato a delle proposte per fissare nuovi limiti alle emissioni di CO2 per auto e furgoni e potrebbe fare lo stesso per i camion.

"L'Europa è stata tra le più attive promotrici di politiche climatiche - ha ammesso Trio - ma negli ultimi 10 anni la sua leadership è venuta meno, forse paga di essere stata tra le prime ad approvare delle misure per limitare le emissioni inquinanti. L'Europa non è più leader in questo campo, le serve una nuova spinta per tornare ad esserlo".

4) L'Unione europea ha il controllo della migrazione?

Quello che ha detto: "Siamo riusciti ad arginare i flussi migratori irregolari, che sono stati causa di grande ansia per molti. Così facendo, abbiamo ridotto drasticamente la perdita di vite umane nel Mediterraneo".

"Dobbiamo anche migliorare urgentemente le condizioni di vita dei migranti in Libia. Per quanto riguarda il ritorno, vorrei ribadire che le persone che non hanno il diritto di rimanere in Europa devono essere rimpatriate nei loro paesi di origine. Quando solo il 36% dei migranti irregolari viene rimpatriato, è chiaro che dobbiamo intensificare notevolmente il nostro lavoro.

"Lavoreremo anche all'apertura di percorsi legali. L'immigrazione irregolare si fermerà solo se creeremo una reale alternativa ai viaggi pericolosi".

Cosa è successo: Il numero di migranti che arriva in Europa attraverso il Mediterraneo continua a diminuire, ma ci sono diversi fattori da considerare.

In primo luogo mentre il volume degli arrivi attraverso l'Italia e la Grecia è diminuito dallo scorso settembre, è invece aumentato in Spagna.

Inoltre secondo Bernd Parusel, esperto della Rete Europea sulle Migrazioni, il calo degli arrivi non è necessariamente imputabile all'Ue. Ad esempio, il calo del numero di coloro che arrivano in Italia è dovuto al rifiuto di Roma di far attraccare nei propri porti le navi che trasportano migranti.

Infine è aumentata la percentuale di migranti che muoiono cercando di attraversare il Mediterraneo, come spiega in maniera più approfondita questo articolo.

Una delle ragioni principali dell'aumento del tasso di mortalità è la riduzione del numero di ong che gestiscono missioni di salvataggio dei migranti tra la Libia e l'Italia. Inoltre, secondo Parusel, ciò ha comportato un minor numero di migranti che lasciano la Libia e un conseguente peggioramento delle loro condizioni di vita.

Juncker ha detto l'anno scorso di voler migliorare urgentemente in quest'area.

"Non sono stato in Libia, ma da tutto quello che ho sentito e letto le condizioni non sono realmente migliorate - ha detto Parusel -. Probabilmente di recente sono peggiorate perché c'è stato un aumento dei combattimenti tra le milizie e un numero imprecisato di migranti è rimasto intrappolato lì. Migranti che volevano venire in Europa ma che ora sono intrappolati in Libia. E' anche più difficile per le ong e l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati operare in Libia".

Che dire poi del numero di rimpatri, un'altra area in cui Juncker ha chiesto dei miglioramenti? Non ci sono ancora dati per il 2018, ma gli ultimi dati Eurostat mostrano una diminuzione del numero di persone che vengono rimpatriate.

Nel 2017 ci sono stati 214.150 rimpatriati, rispetto ai 250.015 dell'anno precedente. "Penso che qui ci troviamo a dover affrontare molti problemi: i migranti irregolari non hanno documenti di viaggio, in alcuni casi i paesi di origine non vogliono riammetterli, mentre in alcuni paesi la situazione della sicurezza è così problematica che è difficile per le forze dell'ordine effettuare il rimpatrio".

Sull'ultimo impegno di Juncker - lavorare per aprire percorsi legali che permettano alle persone di raggiungere l'Europa - Parusel ha detto che per coloro che cercano di fuggire da situazioni disperate ci sono ancora "pochissime opportunità".