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Migranti, rotta mediterranea "più mortale che mai" denuncia UNHCR

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Migranti, rotta mediterranea "più mortale che mai" denuncia UNHCR

Migranti, rotta mediterranea "più mortale che mai" denuncia UNHCR
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Un migrante a bordo dell'Aquarius al largo delle coste maltesi il 15 agosto scorso. REUTERS/Guglielmo Mangiapane
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Gli sbarchi sulle coste europee diminuiscono ma, allo stesso tempo, cresce il numero di persone che trovano la morte nel corso della tratta mediterranea. Lo afferma il nuovo rapporto dell’UNHCR, “Desperate journeys”, pubblicato oggi, a tre anni dalla morte del piccolo siriano Alan Kurdi, la cui foto del corpo senza vita su una spiaggia turca commosse l’opinione pubblica mondiale.

Quella del Mediterraneo sembra essere una delle traversate più mortali, in particolare per quanto riguarda la tratta del Mediterraneo centrale. Nonostante il numero di arrivi sulle coste Europee sia calato, morti e dispersi contati nel periodo gennaio-luglio 2018 sono stati di 1 ogni 18 migranti che tentavano la traversata. Un rapporto più alto rispetto a 1 decesso ogni 42 persone per lo stesso periodo del 2017.

Meno sbarchi in Italia, più morti sulle rotte spagnola e greca

Malgrado lo studio attesti una diminuzione generale degli sbarchi sulle coste europee in questi primi sette mesi dell’anno, il numero di morti tra il 2017 e il 2018 è aumentato nella rotta spagnola e in quella greca mentre è diminuito nel Mediterraneo centrale (Italia). Per la Spagna, si contano 318 morti o dispersi quest’anno contro i 113 dello stesso periodo dell’anno passato; per la Grecia, 99 vittime o presunte tali contro le 38 del 2017. Per l’Italia, le cifre sono: 1095 morti o dispersi in mare quest’anno, 2276 nel periodo equivalente dell’anno scorso.

“Questo studio conferma che il Mediterraneo è una delle traversate più mortali del mondo”, dice Pascale Moreau, direttrice europea dell’agenzia delle Nazioni Unite.

UNHCR chiede ai governi europei di lavorare sull’aumento dell’accesso a mezzi sicuri e legali per coloro che richiedono protezione internazionale.

Uno dei fattori che ha contribuito all’aumento delle vittime nel Mediterraneo, scrive l’agenzia, è la riduzione dell’efficienza nelle operazioni di ricerca e salvataggio da parte delle autorità libiche lungo le proprie coste: se ne occupano solamente due motovedette per un raggio di intervento di poco più di 100km dalla costa. Nei primi sette mesi del 2017 erano principalmente le Ong a farsi carico del salvataggio di vite umane (39mila) nella zona di mare libica ma, nel 2018, ne sono rimaste solamente due.

Il rapporto afferma inoltre che le intercettazioni e i salvataggi vengono fatti sempre più vicini alla costa: questo fa sì che i migranti viaggino stipati su imbarcazioni insicure per un tempo e una distanza piu lunghi.

Il ruolo dell'Unione Europea

“Con il numero degli arrivi sulle coste europee in calo, non è neanche piu questione di numeri per l’Europa, ma piuttosto di sapere se questa sarà in grado di lanciare all’umanità un appello per salvare queste vite” è stato il commento di Moreau.

Il documento invita l’Unione a riflettere sulla necessità di sviluppare l’accesso a vie sicure e legali per i rifugiati, per esempio aumentando i posti di ricollocamento o eliminando gli ostacoli al ricongiungimento delle famiglie, in modo da assicurare valide alternative a questi viaggi potenzialmente mortali. Chiede inoltre di concedere l’accesso alle procedure per la richiesta d’asilo a coloro che cercano una protezione internazionale e di rinforzare i meccanismi di protezione dei bambini che viaggiano da soli.

Commentando la pubblicazione del rapporto, un portavoce della Commissione Europea ha affermato che non è la politica dell’UE a causare queste tragedie bensì il traffico di esseri umani. “Invece che scaricare le responsabilità dobbiamo lavorare tutti assieme per mettere fine” alle conseguenze tragiche di questi spostamenti. Ricorda inoltre che salvare vite rimane la priorità assoluta dell’UE, che dal 2015 ha contribuito a salvare oltre 630mila vite nel Mediterraneo.

Statistiche chiave fornite da UNHCR:

  • Lungo la rotta del Mediterraneo centrale, quest'anno si sono verificati dieci incidenti che hanno provocato la morte di almeno 50 persone, la maggior parte delle quali partite dalla Libia. Sette di questi incidenti sono avvenuti da giugno in avanti;

  • Lungo la rotta che collega il Nord Africa alla Spagna, quest'anno sono già morte più di 300 persone, in netto aumento rispetto al 2017, anno in cui si sono registrati 200 decessi nel corso dell'intero anno;

  • Nell'aprile di quest'anno, quando più di 1.200 persone hanno raggiunto la Spagna via mare, il tasso di mortalità è salito fino a raggiungere un decesso ogni 14 migranti (via mare);

  • Finora sono stati registrati più di 78 decessi di rifugiati e migranti lungo le rotte terrestri in Europa o alle frontiere europee, rispetto ai 45 dello stesso periodo dell'anno scorso.