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Back to school: l'inclusione scolastica degli studenti stranieri

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Back to school: l'inclusione scolastica degli studenti stranieri

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Due modelli di inclusione scolastica

La crisi dei flussi migratori ha riportato d'attualità il problema dell'inclusione scolastica degli studenti stranieri nel sistema educativo d'accoglienza.

La preoccupazione principale resta integrare questi ragazzi il prima possibile nell'iter scolastico ordinario e lo si fa seguendo principalmente due modelli: il primo prevede l'integrazione immediata nella classe corrispondente all'età del bambino; il secondo invece prevede una fase transitoria di preparazione, volta a colmare soprattutto il gap linguistico, e che varia a seconda delle necessità dell'allievo.

Cosa dice l'OCSE

L'integrazione scolastica, soprattutto quella di lungo periodo, non si focalizza solo sulle abilità linguistiche, come ci spiega Francesca Borgonovidell'OCSE:

"Molti ragazzi che hanno un background di immigrazione, soprattutto quelli arrivati nell'ultimo periodo devono affrontare dei periodi di mancata scolarizzazione o di averne avuto una in sistemi scolastici che non hanno una qualità paragonabile a quella Paesi di destinazione".

Cosa fanno i principali Paesi europei

La Francia vanta uno dei modelli d'integrazione fra i migliori in Europa, si tratta di un modello ibrido, una combinazione dei modelli sopra citati, che prevede classi di francese per i ragazzi che non parlano la lingua (nel 2010-2011 il numero degli alunni che non parlava francese era pari a 18.500 allievi).

L'Italia invece predilige il metodo d'integrazione secco, una vera e propria sfida per il Paese che ha visto negli ultimi 13 anni passare da 400 mila a 830 mila gli studenti stranieri che vogliono integrarsi nella scuola pubblica.

La Svezia, numero uno in Europa

La Grecia si è vista costretta a elaborare un piano specifico. Il sistema d'integrazione migliore è comunque quello svedese, che prevede un percorso personalizzato per l'alunno. Come dice ai nostri micorfoni questo adolescente afghano:

"Non parlavo una parola di svedese, grazie al supporto degli insegnati sono perfettamente bilingue".

L'inclusione scolastica non basta da sola, bisogna dare importanza alle capacità socio-emozionali, sottolinea ancora Francesca Borgonovi, e coinvolgere le famiglie nel processo.