Botta e risposta Di Maio-Ue. Bruxelles: "Minacce non portano lontano"

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Di Cinzia Rizzi
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Il vicepremier si esprime sulla nave ormeggiata al porto di Catania, con a bordo 150 migranti, minacciando di tagliare i fondi. La Commissione risponde

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Il vicepremier Luigi Di Maio, rompe il silenzio sulla vicenda della Diciotti, la nave della Guardia costiera italiana, ormeggiata a Catania con ancora 150 migranti, in attesa del via libera per lo sbarco. C'è tensione a bordo, dove i profughi hanno iniziato uno sciopero della fame e c'è tensione anche sulla terraferma, con il leader del M5S che ha minacciato senza usare mezzi termini Bruxelles.

"Se l'Unione europea si ostina con questo atteggiamento, se dalla riunione della Commissione non esce nulla, non decidono nulla sulla nave Diciotti e sulla redistribuzione dei migranti, io e tutto il Movimento 5 Stelle non saremo disposti a dare più 20 miliardi all'Ue ogni anno", le parole di Di Maio. Con il quale non è d'accordo il Ministro degli Esteri enzo Moavero Milanesi, che ha dichiarato: "Pagare i contributi all'Ue è un dovere legale".

La risposta di Bruxelles al pentastellato non si è fatta attendere: "Le minacce in Europa non portano da nessuna parte. Il modo in cui l'Europa funziona è la cooperazione e non le minacce. Questo è ciò che la Commissione sta provando a facilitare da molto tempo", ha spiegato il portavoce della Commissione, Alexander Winterstein. Intanto, la richiesta dell'Italia è stata bocciata a Bruxelles, in particolare perché il flusso di migranti pro-capite è molto al di sotto di quello in altri Stati membri.

Erano 177 i profughi a bordo , salvati nove giorni fa in mare aperto, ma sono rimasti in 150, dopo che 27 minori sono stati fatti scendere. Da lunedì si trovano ormeggiati al porto siciliano, dove sul molo - oltre a guardia Costiera, polizia di Stato, guardia di finanza e carabinieri - ci sono oggi membri della Cgil Sicilia, che ha organizzato un presidio a sostegno dei migranti.

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