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Russiagate: le prime ammissioni di Trump

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Russiagate: le prime ammissioni di Trump

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Una svolta nel Russiagate

WASHINGTON (USA) - Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, per la prima volta, ha ammesso che il figlio Donald Jr ha incontrato un avvocato russo nel giugno 2016 "per ottenere informazioni su un avversario", ma sostiene che ciò era assolutamente legale.

È la dichiarazione più netta mai fatta da Trump sul motivo dell'incontro del figlio con l'avvocato Natalia Veselnitskaya, considerata vicina al Cremlino.

In sostanza, il figlio di Trump nel giugno 2016 avrebbe ricevuto offerte per avere del materiale che potesse infangare la figura di Hillary Clinton, all’epoca la sfidante del padre alle elezioni, reagendo in maniera entusiasta: «I love it».

Donald Trump Jr. ha poi detto di non aver mai fatto parola al padre dell’incontro con l’avvocatessa Veselnitskaya e dello scambio di mail con un suo intermediario, fatto questo ribadito anche dal Presidente.

"Io non lo sapevo!"

Trump scrive su Twitter: "Questo è stato un incontro per ottenere informazioni su un avversario, totalmente legale e fatto tutto in ambito politico...Io non lo sapevo!"

Alla Trump Tower, oltre che naturalmente alla Casa Bianca, c'è fermento.

Incontro legale o illegale?

Uno degli avvocati di Trump, Jay Sekulow, interviene in diretta tv, nel programma "This Week" dell'ABC: "La vera domanda è: perch`è sarebbe illegale? Voglio dire, la vera domanda è: un incontro di questo tipo è una violazione della legge? Questa è una situazione - e l'ho detto oltre un anno fa - in cui bisogna verificare quali leggi, regole, regolamenti o statuti sono stati presumibilmente violati".

Jay Sekulow, uno dei legali di Trump, durante l'intervista.

Il Russiagate esplose poco dopo l'elezione di Trump alla Casa Bianca, con accuse e sospetti di aiuti da Mosca, e da Vladimir Putin, per favorire la vittoria di Trump nei confronti dell'altra candidata Hillary Clinton.

Il processo

Tra indiscrezioni, polemiche, ammissioni e smentite, l’indagine comunque va avanti tanto che è iniziato il processo per il primo dei personaggi coinvolti nel Russiagate.

Sul banco degli imputati in Virginia, infatti, c’è Paul Manafort, l’ex capo della campagna elettorale di Donald Trump e uno degli elementi chiave dell’inchiesta. L’accusa è quella di evasione fiscale e truffa.

Secondo l’accusa, Manafort avrebbe guadagnato circa 60 milioni di dollari lavorando in Ucraina, ma avrebbe nascosto al Fisco. gran parte degli introiti. Se dovesse essere ritenuto colpevole rischierebbe anche diversi decenni di carcere.

Cosa rischia Trump?

Se dalle prossime testimonianze o indagini dovesse emergere un coinvolgimento diretto e colpevole di Trump nella vicenda, il Presidente rischierebbe molto seriamente di finire sotto impeachment.

L’impeachment è un rinvio a giudizio di un pubblico ufficiale nel caso in cui si possa ritenere che abbia commesso comportamenti illeciti nell’adempimento ed esercizio delle proprie funzioni.

In tutta la storia degli Stati Uniti, finora solo due presidenti sono stati salvati una volta finiti sotto la procedura di impeachment dal Senato: Andrew Johnson nel 1868 e Bill Clinton nel 1998, quest’ultimo a seguito della nota vicenda a sfondo sessuale (caso-Lewinsky) che per mesi ha riempito i giornali non solo di politica, ma anche di gossip di tutto il mondo.