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Ronaldo in Italia, com'è la storia dei 100mila euro di tasse sui redditi prodotti all’estero

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Ronaldo in Italia, com'è la storia dei 100mila euro di tasse sui redditi prodotti all’estero

Ronaldo in Italia, com'è la storia dei 100mila euro di tasse sui redditi prodotti all’estero
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REUTERS/Tatyana Makeyeva
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Dopo l'ufficialità del passaggio di Cristiano Ronaldo alla Juventus, autorevoli organi di stampa come Sole24Ore e Calcio e Finanza hanno ricordato come, grazie ad una sorta di "flat tax", sportivi con importanti asset all'estero possano essere favoriti da una norma che punta al rientro nel paese dei grandi contribuenti.

Praticamente CR7, la cui fortuna personale viene stimata in 300 milioni di euro, si troverà a pagare all'Italia un forfait annuo di 100mila euro per tutti i soldi guadagnati all'estero (diritti di immagine, patrimoni immobiliari etc.). Le sue attività economiche si snodano tra Lussemburgo, Jersey, Panama, Isole vergini britanniche, Madeira e la Svizzera.

Abbiamo chiesto all'avv. Francesca Amaddeo, collaboratrice scientifica del Centro Competenze Tributarie della Supsi di Lugano, di spiegarci in maniera semplice quante tasse dovrà pagare l'asso portoghese spostando la sua residenza fiscale in Italia.

100mila euro per i redditi esteri + IRPEF

Se Ronaldo dovesse trasferire la sua residenza in Italia nel luglio 2018, l'anno prossimo si troverà a fare la dichiarazione dei redditi. A quel punto pagherà 100mila euro forfait, a coprire tutte le fonti di reddito estere, oltre all'imposta sui redditi italiani. In pratica: 100mila euro l'anno + le tasse sul reddito percepito in virtù del contratto con la Juventus. L'aliquota Irpef sul suo stipendio è del 43% (il netto dovrebbe essere di 30 milioni all'anno).

Questo per i prossimi 15 anni, passati i quali potrebbe decidere di spostare la residenza fiscale altrove.

Secondo la legge di Bilancio 2017, che ha introdotto nel TUIR (Testo Unico Imposte sul reddito) l'art. 24 bis, l'imposta sostitutiva fissa annuale sui redditi prodotti all’estero si applica anche ai familiari al seguito nella misura di 25.000 euro.

L’opzione ha valenza a partire dall’anno di imposta in cui è esercitata, ovvero dal momento in cui viene trasferita la residenza in Italia e viene revocata d’ufficio (quindi, cessa necessariamente) decorsi 15 anni dall’esercizio dell’opzione stessa.

Non ha efficacia retroattiva e quindi non si applica ai redditi “passati”.

Chi intende trasferirsi in Italia, inoltre, dovrebbe presentare un interpello all’Amministrazione finanziaria, in cui deve indicare il paese (o i paesi) in cui ha avuto l’ultima residenza fiscale (prima del trasferimento), così da consentire a queste giurisdizioni di prendere coscienza dello spostamento e di poter eventualmente procedere alla chiusura della posizione in detto territorio.

La ratio che ha spinto il legislatore italiano ad introdurre una misura di questo tenore, simile ad uno schema noto come “Residenza per investimento” (in inglese, Residence-by-investment, RBI) è quella di incentivare i contribuenti (che non abbiano avuto la residenza fiscale in Italia per nove anni in un periodo considerato sui dieci anni precedenti) a spostare il proprio “contributo fiscale” nella penisola italiana, favorendo il “rientro dei grandi contribuenti”.

Questi schemi RBI, oppure di “cittadinanza-per-investimenti” (citizenship-by-investment, CBI), sono rinvenibili in 32 paesi tra quelli membri dell’Organizzazione per le Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), tra cui Canada, Grecia, Portogallo, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti (questi offrono RBI), mentre l’unico paese OCSE che offre sistema CBI è l’Austria.

Giocatore vs brand

"Quindici anni è sicuramente un grande sconto ma il legislatore ha ritenuto che fosse una scelta conveniente per il nostro paese" ritiene Claudio Sottoriva, docente della piattaforma Cattolica per lo Sport e coordinatore del Corso di Formazione Finance per non finance manager dedicato agli executive del mondo del calcio. "E' difficile ricondurre a quanto ammonta al centesimo la dichiarazione dei redditi del giocatore per via delle tante società in cui ha interessi diretti o indiretti. Un conto è un calciatore in quanto tale, come persona fisica, e il suo procuratore. Un conto è un brand strutturato che, per scelta di ottimizzazione fiscale, abbia N società sparpagliate in altri paesi a fiscalità ridotta".

Potrebbero esistere difficoltà a dimostrare che i redditi di aziende estere (come nel caso dei diritti d’immagine e sponsorizzazioni) non arrivino grazie alle proprie attività nel nostro paese?

A questa domanda risponde l'avv. Cristiano Novazio, esperto di diritto sportivo. "E' bene ricordare che, ai fini fiscali, sono considerate residenti anche le persone che pur non avendo la residenza in Italia hanno nel territorio dello Stato italiano il proprio domicilio, ossia la sede principale dei propri affare ed interessi. Qualora Ronaldo mantenesse anche il proprio domicilio all'estero sarebbe considerato non residente e, pertanto, i redditi sui quali verrebbero calcolate le imposte sarebbero unicamente quelli prodotti nel territorio dello Stato ai sensi dell'art. 23 del TUIR. L'agenzia delle Entrate, con la circolare n. 17/E del 23 maggio 2017, ha ricordato che, ai sensi del norma citata, ai fini dell'applicazione dell'imposta nei confronti dei non residenti, un reddito è da considerare come prodotto nel territorio dello Stato quando sia possibile stabilirne il collegamento con una fonte produttiva situata in Italia".

E quella condanna in Spagna?

Ronaldo è stato condannato in Spagna a 2 anni con la condizionale per 4 reati fiscali commessi tra il 2011 e il 2014: il patteggiamento con l'Avvocatura di Stato spagnola è stato di 18,8 milioni di euro. Il suo trasferimento in Italia non avrà effetti sul suo debito nei confronti dell'erario spagnolo.

Secondo Jordi Rovira, a capo dell'ufficio imposte dello studio legale AGM di Madrid, "le responsabilità fiscali sono molto personali, quindi, che tu vada in Italia o meno, le responsabilità nei confronti della Spagna rimangono le stesse. Cristiano Ronaldo, a prescindere dal fatto che lavori per una squadra italiana o meno, dovrà tenere a mente che ha una responsabilità da adempiere con l'amministrazione spagnola".

"Se non fosse in grado di concludere un patto (con il Tesoro), esiste una procedura europea per l'esecuzione delle sentenze e mi risulta che la Spagna imporrebbe all'Italia di eseguire la sentenza spagnola. Il fatto che siamo nell'UE significa, alla fine, che ci sono accordi di collaborazione tra le amministrazioni e alla fine sarà più facile adempiere a questa sua responsabilità. Ovviamente se si fosse recato in un paese più lontano, dove non esistono tali accordi, sarebbe stato tutto più complicato"

"In un modo o nell'altro, dovrà adempiere".