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Elezioni in Colombia: candidati e posta in gioco tra FARC e Venezuela

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Elezioni in Colombia: candidati e posta in gioco tra FARC e Venezuela

Elezioni in Colombia: candidati e posta in gioco tra FARC e Venezuela
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Il dibattito tra i 4 principali candidati. Da sinistra a destra: Humberto de la Calle, Iván Duque, German Vargas Lleras e Gustavo Petro. REUTERS/Carlos Julio Martinez
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Domenica 27 maggio la Colombia si gioca alle urne la continuità dell'accordo di pace con le FARC, che nel 2016 ha posto fine a 52 anni di conflitto.

Dopo i due mandati consecutivi di Juan Manuel Santos, insignito del Premio Nobel per la Pace, ma allo stesso tempo falcidiati dagli scandali di corruzione Odebrecht e Paradise Papers, i colombiani sono chiamati ad eleggere il loro nuovo presidente in un clima estremamente polarizzato.

L'elettorato è diviso tra il sostegno e il rifiuto dell'accordo di pace siglato dal governo Santos con i guerriglieri delle FARC. Una dicotomia radicale che si impersonifica nei due rivali: l' "uribista" Iván Duque, a destra, e l'ex guerrigliero ed ex sindaco di Bogotá, Gustavo Petro, a sinistra.

Mentre alle estremità dello spettro politico infuria il duello, i candidati al centro sembrano non convincere i colombiani che considerano le loro posizioni moderate un po' troppo insipide.

Chi sono i candidati?

Ivan Duque, Centro Democratico

Ivan Duque, candidato del Centro democratico. RUOTE/PESCIERO Romero

Rappresentante della destra, è in testa a tutti i sondaggi. La sua coalizione ha il sostegno dell'ex presidente Álvaro Uribe, il principale sostenitore della revoca dell'accordo con le FARC. Ma quando Duque parla in prima persona delle sue convinzioni, non è chiaro in che misura voglia rettificare l'accordo.

Infatti, parte del sostegno del suo elettorato è dovuto a questo discorso revisionista con il processo di pace, che mira ad "assicurare" che " siano fatte tutte le riforme necessarie per difendere le vittime nella verità, nella giustizia e nel risarcimento".

Un altro suo proclama elettorale è quello di evitare che la Colombia diventi "un secondo Venezuela".

Il giorno delle elezioni "sconfiggeremo il socialismo e il continuismo [l'abitudine di stare al poter ben oltre i termini legali] del XXI secolo", ha dichiarato Duque.

Gustavo Petro, Colombia umana

Gustavo Petro, candidato Colombia Humana REUTERS/Henry Romero

Dichiarato simpatizzante del chavismo e della rivoluzione bolivariana, è l'unico candidato in grado di mettere in ombra la destra.

Petro, ex membro della guerriglia M-19, gruppo ribelle di sinistra smobilitato nel 1990, ha ottenuto il sostegno dell'elettorato più giovane per le sue posizioni critiche contro il sistema, con proposte come l'esproprio dei grandi latifondi, la sostituzione dei proventi del petrolio con quelli derivanti dall'esportazione di avocado o l'eliminazione dei fornitori di servizi sanitari (EPS) per la loro mala gestione.

Per quanto riguarda le FARC, l'ex sindaco di Bogotà sostiene l'accordo, ma critica la gestione del processo da parte di Santos. "La terra, la salute, l'educazione, il sistema giudiziario, il regime politico sono questioni fondamentali per costruire la vera pace e non si negoziano con i guerriglieri, ma con la società", ha dichiarato a El País.

Sergio Fajardo, Coalizione Colombiana

Della Coalición Colombia, di centro-sinistra, il candidato della "speranza" si presenta come l'opzione moderata. Ha una proposta di governo basata sull'educazione e sulla sua esperienza come professore universitario, ex sindaco di Medellín ed ex governatore di Antiochia.

Germán Vargas Lleras, movimento Mejor Vargas Lleras

La sua campagna ha vissuto di alti e bassi perché inizialmente ha cercato di smarcarsi da Santos, di cui è stato vicepresidente (2014-2017), quindi ha continuato a difendere il lavoro del suo governo. La qual cosa non lo aiuta molto, vista la scarsa popolarità del presidente, vicina al 25%.

Humberto de la Calle, partito liberale

Il quinto candidato è il liberale Humberto de la Calle. Si presenta con una proposta basata sulla difesa dell'accordo di pace con le FARC, di cui è stato il principale negoziatore del governo. Il messaggio però non trova eco nell'elettorato al punto che i sondaggi lo danno sotto il 3%.

Da sinistra: Petro, Duque, Vargas Lleras, Fajardo e de la Calle - REUTERS/Henry Romero

La vera posta in gioco è l'accordo di pace

L'accordo di pace firmato con i guerriglieri delle FARC, che ha posto fine a mezzo secolo di violenza armata, rischia di rimanere lettera morta a seconda della volontà del vincitore delle elezioni.

La società colombiana è divisa tra i suoi sostenitori, rappresentati alle urne da Petro, e i suoi detrattori, guidati da Duque.

"Il risultato delle elezioni presidenziali influenza il processo di attuazione degli accordi di pace con le FARC: funge da catalizzatore del clima politico che respirano la maggior parte dei colombiani di fronte al processo stesso, impossibile da cogliere nei sondaggi di voto", ha dichiarato Adolfo A. Abadía, analista politico colombiano dell'Università Icesi, a euronews. Tre gli scenari possibili da lui prospettati:

  1. Rispetto degli accordi de L'Avana;
  2. Continuazione del processo di pace ma con piccole modifiche;
  3. Riformulazione e rifiuto di gran parte dell'accordo;

Il processo di pace con le Farc non è mai stato così sofferene, in verità. È di qualche settimana fa l'arresto di Jesus Santrich, numero due dell'ex gruppo guerrigliero, per narcotraffico. Rischia l'estradizione negli Usa per aver trafficato droga per diversi milioni di dollari.

L'ombra del Venezuela

La crisi in Venezuela sta toccando da vicino la sensibilità dell'elettorato colombiano. Più di 660.000 venezuelani sono emigrati dal Paese vicino per sfuggire all'endemica mancanza di mezzi di sostentamento e beni di prima necessità, secondo i dati ufficiali.

Stando ad un'indagine della società Invamer per la rivista Semana e altri media, il 50,1% degli intervistati "ritiene che in futuro la Colombia potrebbe trovarsi nella stessa situazione del Venezuela".

Un cittadino venezuelano residente in Colombia piange durante una protesta contro le elezioni presidenziali in Venezuela, a Bogotà. RUOTE/Carlos Julio Martinez

La situazione venezuelana è stata pertanto posta al centro del dibattito e viene usata come potente arma elettorale. In particolare, Duque dice che se dovesse vincere il suo principale rivale, Petro, noto simpatizzante chavista, il rischio si farà concreto.

Non si tratta dell'unico candidato che ha attaccato l'ex sindaco di Bogotà per lo stesso tema. In un'intervista a EFE, Vargas Lleras ha confrontato le proposte di Petro con quelle alle origini della rivoluzione bolivariana. "Così è iniziato il regime di Chavez, anche se lui (Petro) non vuole riconoscerlo: espropriazioni, migrazioni, acquisti per cifre irrisorie, distruzione dell'apparato produttivo", ha dichiarato.

Petro, tuttavia, ha preso le distanze dalle elezioni in Venezuela, e ha aspramente criticato Nicolas Maduro. "Il Venezuela sta percorrendo una strada dolorosa, quella del rapimento della democrazia".

Cosa dicono i sondaggi?

Gli ultimi sondaggi danno un ridotto divario tra Duque e Petro, i due favoriti per raggiungere un quasi certo secondo turno, che si terrebbe il 17 giugno. Nessun candidato sembra avere la forza necessaria per vincere subito domenica.

Fajardo, Vargas Lleras e de la Calle hanno poche possibilità di spuntarla e sono dati rispettivamente al terzo, quarto e quinto posto.

Secondo l'analista Abadía, "il tono definitivo sul clima politico all'orizzonte per i prossimi quattro anni inizierà a prendere forma questa domenica. Ma si dovrà aspettare il secondo turno per analizzare l'impatto delle elezioni sul processo di attuazione degli accordi con le FARC".