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Le macchine ci vedono davvero così? Surreali nudi realizzati dall'intelligenza artificiale

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Le macchine ci vedono davvero così? Surreali nudi realizzati dall'intelligenza artificiale

Le macchine ci vedono davvero così? Surreali nudi realizzati dall'intelligenza artificiale
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Foto: Robbie Barrat, @drBeef_ su Twitter
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Se insegnassimo alle macchine a ritrarci nudi, probabilmente ci vedrebbero così: ammassi surreali di volumi rosa, qualche macchia alla Rorschach qua e là e arti che spuntano casualmente come viticci dalle carni.

Questi almeno sono i ritratti surreali creati dall'intelligenza artificiale istruita da uno studente americano, Robbie Barrat, 18 anni. Di giorno, a Stanford, ricerca i campi di interesezione tra intelligenza artificiale (IA), biologia e medicina in un laboratorio di bio-informatica. Di sera, se vogliamo, lavora su progetti in cui applica l'IA all'arte.

In passato ha insegnato ad un computer a rappare come Kanye West, fare sculture 3D oppure paesaggi "da cavalletto". Tutti lavori consultabili sul suo profilo Twitter, @DrBeef_.

Come si può insegnare a una macchina a fare un nudo artistico?

Semplice. Usando innanzitutto un dataset di migliaia di nudi, reperiti su Internet: una sorta di libro di testo per istruire l'intelligenza artificiale sulle tecniche base della pittura.

Quindi applicando la tecnica GAN (generative adversarial network, o rete antagonista generativa), basata sull'idea base di due reti neuronali, una generativa e una discriminante, che si sfidano tra loro.

"La prima cerca di generare dipinti che ingannano la rete discriminante, la seconda di imparare a riconoscere la differenza tra dipinti veri e falsi. Le due componenti cercano sempre di ingannarsi a vicenda e col passare del tempo il generatore migliora sempre di più nella realizzazione di nuovi dipinti, e la rete discriminante migliora sempre di più nel riconoscere i dipinti generati", spiega Barrat a euronews.

Quest'ultima, a un certo punto, non è stata più in grado di capire quale fosse la differenza tra esseri umani e "strane gocce di carne". A quel punto, continua Barrat, "entrambi i componenti hanno smesso di imparare e migliorare a disegnare".

Barrat è soddisfatto così, non vorrebbe nudi più realistici ma gli stanno bene questi, così "surreali, strani e alieni".

"Voglio che l'IA generi un tipo di arte mai vista finora, senza che sia forzata ad avere una prospettiva umana e ad imitare ciò che gli uomini facevano già nel 1600".

Robbie Barrat, Nude 1

Uno strumento affascinante per gli artisti

Secondo Barrat, l'IA è uno "strumento affascinante" per gli artisti, dove è possibile definire un insieme di regole che il computer deve seguire. "Così se l'artista volesse che il computer componesse una canzone, il programmatore dovrebbe essere esperto di composizione musicale per definire un gruppo di norme" utili allo scopo.

Non è semplice, "ma apre un mondo di possibilità", ritiene il giovane studente. La maggior parte del riscontro ricevuto è stato positivo, aggiunge, anche se alcuni sono spaventati dal risultato.

Nella vita Barrat vorrebbe continuare a lavorare in questo mondo e sta considerando l'ipotesi di iscriversi in una scuola d'arte l'anno prossimo.

"L'unico vero criterio per giudicare è vedere se sono interessanti. Tecnicamente, il progetto non è andato molto bene perché c'è stato un errore nelle reti ma i risultati sono molto più interessanti così, più che se la macchina avesse imparato a dipingere con successo".

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