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Che mistero è la vita: il caso Alfie

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Che mistero è la vita: il caso Alfie

Che mistero è la vita: il caso Alfie
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REUTERS/Max Rossi
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L’istinto di buttarsi nel fuoco per salvare la propria creatura non ha religione o nazionalità, è l’istinto e basta. Per questo il britannico Tom Evans si muove oltre la scienza e la giustizia del suo paese per far vivere ancora il figlioletto Alfie di 22 mesi, colpito da una malattia neurologica inguaribile. Un fuoco difficile da domare. Alfie è stato ricoverato per mesi all'Alder Hey Children's Hospital di Liverpool dove, visibilmente impotente, la scienza si è arresa e su istanza del tribunale ha sospeso la ventilazione del corpicino di Evans nella notte fra il 23 e il 24 aprile. Ma il bambino ha continuato a vivere per ore tanto da costringere i sanitari a riprendere l’erogazione di ossigeno.

La sentenza del giudice Anthony Hayden aveva sorprendentemente incluso anche un passo del messaggio sul fine vita che papa Francesco indirizzò nel novembre 2017 a monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita che avrebbe dato ragione al giudice londinese.

Nonostante questo la mobilitazione internazionale e soprattutto italiana è stata imponente ed ha costretto anche il Vaticano a correre in soccorso di Alfie. Per consentire il trasferimento del piccolo nell’Ospedale romano Bambino Gesù ad Alfie è stato dato un passaporto italiano e Papa Francesco incontrando il 18 aprile il papà del piccolo malato a Roma lo ha incoraggiato dicendogli “Thomas, tu difendi tuo figlio con coraggio, lo stesso coraggio con cui Dio difende i suoi figli".

In una scarna intervista che il quotidiano cattolico Avvenire ha fatto a Tom Evans alla domanda perché vogliono far morire Alfie prima del tempo Evans ha risposto che in Gran Bretagna i bambini disabili vengono discriminati a causa delle loro necessità e dei costi per le cure.

Al di là di qualunque polemica sul fine vita è la vita stessa che resta un mistero infinito e questo mette sullo stesso piano scienziati e teologi, medici e giuristi. Tutti davanti all’enigma della vita e della morte.

Le storie di persone che si sono sacrificate o hanno compiuto atti eroici per la salvezza di parenti stretti ma non solo, sono note. C’è chi parla di miracoli. Per tutti resta però quella marcia in più, quel legame naturale e sovrannaturale che stringe per sempre indissolubilmente un genitore al proprio figlio e che lo spinge comunque ad una battaglia totale contro la morte.