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La storia dietro la foto venezuelana che ha vinto il World Press Photo 2018

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La storia dietro la foto venezuelana che ha vinto il World Press Photo 2018

La storia dietro la foto venezuelana che ha vinto il World Press Photo 2018
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Ronaldo Schemidt - AFP
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Euronews ha avuto la possibilità di conversare con Ronaldo Schemidt, il fotografo dell'agenzia AFP (Agence France Presse) che ha scattato la foto vincitrice del World Press Photo 2018. Lo ha fatto quando ancora era solamente una delle tante candidate a uno dei premi più prestigiosi per ogni fotografo.

Nato a Caracas nel 1971, Schemidt vive in Messico da 18 anni. Lavora con AFP e ha viaggiato più volte nel suo paese di origine per coprire le manifestazioni organizzate dall'opposizione contro il governo del defunto Hugo Chavez, e poi contro il successore, Nicolas Maduro, presidente del Venezuela.

Schemidt ha scattato la foto dal titolo "Crisi venezuelana" il 3 maggio 2017, a Caracas, durante una delle numerose proteste che ha coperto nel paese.

Cosa è successo in quel momento?

"Era già tardi, la manifestazione era molto intensa nonostante l'ora, di solito finiscono prima" inizia il suo racconto Schemidt. "Stavo nel corteo da solo con il mio compagno, la manifestazione si è ingrossata così tanto che si è estesa su due vie. Io stavo in una di esse, il mio collega nell'altra".

Dice di aver iniziato a vedere persone che correvano nella sua direzione dall'altra parte della strada. "Allora li ho seguiti, si stava svolgendo uno scontro molto violento, i manifestanti si stavano confrontando con la Guardia Nazionale, corpo a corpo".

Dopo lo scontro, un veicolo blindato ha investito i manifestanti. "Il piccolo carro armato è passato sopra di loro e questi hanno risposto lanciando molte bombe molotov".

Poi le guardie hanno cominciato a ritirarsi, arretrando di almeno 200 metri e lasciandosi una moto alle spalle. Schemidt spiega che i dimostranti l'hanno presa come "una sorta di trofeo:" Si sono avvicinati, sono saltati su, hanno gridato e festeggiato.

Questo è il momento in cui uno di loro ha lanciato una bomba moltov sulla moto.

"Ho iniziato a indietreggiare, la situazione stava diventando molto pericolosa e a un certo punto uno dei dimostranti ha colpito il serbatoio della benzina"

Schemidt dava già le spalle alla scena con gilet e casco antiproiettile. "Ho sentito il calore delle fiamme nelle parti esposte del mio corpo: mani e braccia".

"Ho sollevato la camera e ho iniziato a scattare a qualcosa che ancora non sapevo cosa fosse, tutto coperto di fiamme". Il ragazzo è scappato via e io ho continuato a fotografare e allora mi sono reso conto che era una persona.

L'uomo in fiamme è caduto per terra, ci dice il fotografo, e i dimostranti hanno cercato tutti insieme di spegnerlo, "con acqua e con le mani". L'intera scena sarà durata un massimo di 10 secondi, "ed è allora che mi sono accorto di quanto stavo fotografando".

"Non sapevo che immagini avevo sulla mia fotocamera. Due minuti dopo l'ho controllata e ho visto l'intera sequenza di foto".

Schmidt racconta che dopo un po' ha cominciato a riflettere su ciò che era accaduto. Il serbatoio della moto è esploso e il ragazzo ha preso fuoco, beccandosi almeno "il 90% del serbatoio di benzina" addosso.

"E' molto impressionante, uno non si aspetterebbe mai di vivere una cosa del genere. E' stato tutto così veloce che non c'è stato tempo per avere paura", ricorda. "Stavo in piedi fisso accanto alla moto prima di decidere di ritirarmi".

Che cosa significherebbe per il Venezuela se la foto vincesse il World Press Photo 2018?

"Già il fatto che questo scatto è stato candidato e che si sia diffuso così tanto è cosa positiva", risponde.

"Riporta l'attenzione della comunità internazionale sul Venezuela. E' un promemoria che anche se le manifestazioni non proseguono, il problema è ancora presente, la situazione è pessima. E se la foto vincesse,la luce che entrerà nella crisi sarà ancora più grande".