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Giancarlo Giorgetti, l'architetto della svolta salviniana nella Lega

Giancarlo Giorgetti, l'architetto della svolta salviniana nella Lega
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Di Antonio Michele Storto
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Figlio di pescatori, economista laureato con lode alla Bocconi, per anni si è mosso dietro le quinte attraversando ogni era geologica del Carroccio, purghe maroniane incluse: per molti, è lui il vero artefice della svolta sovranista che ha portato la Lega dal 4 al 18 per cento

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Chi è addentro alle cose della politica italiana lo indica come uomo chiave del nuovo corso leghista, ma le stagioni del Carroccio, in realtà, Giancarlo Giorgetti le ha vissute tutte.

Classe 1966, nato da madre operaia e padre pescatore in una frazione del Varesotto 700 abitanti,   Giorgetti si laurea con lode alla Bocconi e a capo di una lista civica diviene sindaco della sua Cazzago brabbia, un villaggio di pescatori in cui la metà degli abitanti porta il suo cognome.

Nel '96 l'approdo in Parlamento con la Lega: umo di destra in un partito in cui gran parte della dirigenza affondava le radici a sinistra, Giorgetti è stato una delle menti finanziarie del Carroccio. Dal 2001 al 2006 è presidente della commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione, cui tocca passare al vaglio le proverbiali finanziarie dell'allora ministro Tremonti; nel 2004 entra nel cda di Credieuronord, piccolo istituto di credito fondato dalla Lega e quasi subito arrivato sull'orlo del fallimento; mentre nel marzo 2013, a consultazioni naufragate, Napolitano lo chiama a far parte del gruppo di saggi incaricato di avanzare proposte programmatiche in materia socio-economica ed europea. Una nomina, questa, che all'interno del partito gli frutta critiche al vetriolo e addirittura l'accusa di essersi "venduto al gruppo Bilderberg".

In realtà, già all'eopoca Giorgetti si faceva architetto del nuovo pensiero leghista: nel giugno del 2012, dopo aver passato indenne l'epoca delle purghe maroniane, aprendo il congresso della Lega Lombarda dichiarava che l’esperienza di governo non aveva "prodotto i risultati attesil ma soprattutto ha cambiato i leghisti".

Da allora, secondo i media sarebbe  lui - che pure non nasconde le sue simpatie per Mario Draghi e non si è mai lasciato andare alle sparate antieuro del segretario - il primo artefice e vero ideologo del nuovo corso sovranista della Lega salviniana, Secondo una fonte leghista raccolta da Il Giornale, "Giorgetti non è il solo uomo di cui Matteo Salvini si fidi, ma di certo l'unico a cui si affida"; mentre tanto il Giornale quanto l'Espresso concordano nel pronosticare che, in caso di governo a guida leghista, l'attuale vicesegretario dovrà abbandonare quel dietro le quinte in cui, fino ad oggi ha amato muoversi, per andare a occupare un ministero di peso.

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