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Rapper spagnolo condannato a 2 anni di carcere per aver insultato il Re

Rapper spagnolo condannato a 2 anni di carcere per aver insultato il Re
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AGGIORNAMENTO 2 MARZO 2018 - Alcuni tweet e una canzone che prendono di mira la Corona e le istituzioni sono sufficienti per finire in carcere, secondo il tribunale spagnolo.

Il rapper spagnolo Pablo Hásel (nome artistico di Pablo Rivadulla) è stato condannato ad una pena detentiva di due anni e un giorno di prigione, oltre a una multa di 24mila e 300 euro, per esaltazione del terrorismo, insulti alla Corona e alle istituzioni statali.

Il 1 febbraio scorso si era tenuta l'ultima udienza all'Audiencia Nacional (AN) spagnola prima della sentenza, giunta oggi. Il procuratore aveva chiesto due anni e nove mesi di carcere e una multa di 40mila euro. In caso il cantante non avesse potuto pagare, gli anni di galera sarebbero stato cinque.

Se la sentenza sarà confermata anche all'ultimo grado di giudizio, dal Tribunale Supremo, il musicista dovrà fare il suo ingresso in prigione perché la pena supera i due anni e l'uomo era già stato condannato in passato.

Il rapper antifascista era già stato giudicato colpevole nel 2014 dalla Corte Suprema per il reato di esaltazione di terrorismo per il testo della canzone "Juan Carlos el Bobón". In essa, tra le tante cose l'ex sovrano spagnolo è definito "capo mafioso" e viene accusato di aver ucciso il fratello. Juan Carlos I è chiamato anche "parassita". Secondo il procuratore Campos Navas, queste parole sono "impertinenti sotto ogni punto di vista e non necessarie" per esprimere le idee del rapper, e danneggiano "la dignità del Re emerito, minando la sua fama o attaccandone la stima" e quindi costituiscono un crimine.

Sotto scrutinio anche 64 tweet del suo account personale che conta 54mila follower. In essi "sono descritte azioni violente che incoraggiano ad adottare posizioni al di là della semplice protesta pacifica", si legge nella sentenza riportata da El Mundo.

"Policía Nazi-onal torturando hasta delante de las cámaras", recita uno di essi.

La Prima Sezione Penale considera le pubblicazioni di Hasel come "un'azione comune, diretta contro l'Autorità statale nelle sue molteplici forme, denigrandole e offendendole a livello personale e collettivo, che alludono alla necessità di spingersi oltre in comportamenti violenti, anche con l'uso del terrorismo".

I giudici del processo sono Concepción Espejel e Nicolás Poveda. "Non si tratta di esprimere una rivendicazione politica per un'altra forma di Stato, come potrebbe essere quella repubblicana", hanno scritto, ma è evidente una intenzionalità di "insulto e calunnia, dal momento che sono dedicati solo a insultare e denigrare la monarchia e i suoi membri", "con chiara volontà che chiunque legga i tweet prenda una posizione contro di loro, anche violentemente".

Pablo Hasel ha risposto alla sentenza con una serie di tweet.

"Vediamo se sono colpevole io del fatto che il Re chieda denaro pubblico per andarsene a caccia o per pagare il silenzio delle sue amanti, come Barbara King. Se viene chiesta la prigione per tutti media che ha parlato di questa storia, non ci sarebbero carceri", aveva dichiarato rispondendo alle domande del Procuratore Generale durante le udienze.

La magistrata Manuela Fernández de Prado aveva chiesto l'assoluzione sulla base del principio di libertà di espressione.

Nel febbraio scorso, anche il rapper maiorchino Josep Miquel Arenas, nome d'arte Valtonyc, è stato condannato dall'Alta Corte a 3 anni e mezzo di prigione per gli stessi reati.