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Gatti sterilizzati in Belgio. Ma in Russia va anche peggio

Gatti sterilizzati in Belgio. Ma in Russia va anche peggio
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Il Belgio non è un Paese per gatti. O meglio: non lo è più. Entro il 2020 in tutto il Paese i gatti dovranno essere sterilizzati entro i sei mesi di vita. Maschi e femmine. Perché? Perché ce ne sono oltre 2 milioni: troppi in relazione a una popolazione di 10 milioni di umani.  

Il problema è aggravato dai molti abbandoni: circa 30mila all’anno, con esponenziale crescita dei randagi. Quindi per rimettere a posto i fondamentali, evitare l’invasione e ristabilire un equilibrio tra le specie: via alle operazioni. Obbligatorie ormai da un anno nelle Fiandre, da gennaio nella regione di Bruxelles e dallo scorso primo novembre in Vallonia.

Saranno insorti gli animalisti, penserete. No, perché meglio sterilizzati che morti. Spesso infatti, siccome i randagi sono molti e i rifugi per loro pochi, qui vengono sottoposti a eutanasia per liberare posti. 

Non è la prima volta che il Belgio ci prova: già nel 2011 era iniziato un analogo programma di sterilizzazione.

È la via giusta per ristabilire l'equilibrio tra le specie? Bruxelles ce lo farà sapere tra 5 anni quando verrà fatto un bilancio delle nuove norme.

IN RUSSIA A MORTE TUTTI I GATTI E I CANI

Ad ogni modo, il destino dei felini del Belgio non è così infame. Ai fratelli russi, infatti, capita di peggio: Mosca ha deciso di sterminare i cani e i gatti randagi delle città russe in vista dei mondiali di calcio del 2018. Il costo dello programma, tra l’altro effettuato con un veleno che provoca enormi sofferenze, è di 100 milioni di rubli, cioè 1,4 milioni di euro. Una cifra che basterebbe alla sterilizzazione e alla vaccinazione di tutte le bestiole, denunciano gli animalisti. La fondazione “30 milioni di amici” ha anche interpellato il presidente Putin perché metta fine al massacro e qualcuno ha sollecitato anche la Fifa che però, ovviamente, non può intromettersi in decisioni amministrative.