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Bonaccini: "No ad altre regioni a statuto speciale"

Bonaccini: "No ad altre regioni a statuto speciale"
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Di Gioia Salvatori
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Il governatore dell'Emilia Romagna, Bonaccini (Pd) ha avviato l'iter autonomista senza indire referendum; ora è favorevole a trattare a Roma con Zaia e Maroni ma dice no alla "secessione fiscale"...

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Obiettivi simili ma strade diverse per arrivarci. Il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini e il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, il 18 ottobre hanno firmato un accordo a palazzo Chigi che formalizza l’avvio dell’iter verso una maggiore autonomia della regione Emilia Romagna.
Bologna chiede più indipendenza a Roma proprio come Lombardia e Veneto ma ha scelto di perseguire lo scopo senza chiamare i cittadini al voto. Abbiamo chiesto a Bonaccini se davvero il risultato del referendum di domenica è un big bang delle riforme, come dice il governatore del Veneto Luca Zaia…
Stefano Bonaccini, governatore Emilia Romagna: “Penso che più che il big bang delle riforme è la richiesta legittima di una regione, con una forte partecipazione al voto, a meno che non si abbiano altre idee in testa, idee che andrebbero esplicitate…”.
Gioia Salvatori, giornalista: “A quali idee fa riferimento?”
Bonaccini: “L’idea, ho letto da qualche parte a proposito del Veneto e non della Lombardia, che si debba essere una regione a statuto speciale; anche perché mi pare che non abbiamo bisogno di altre regioni a statuto speciale”.
Salvatori: “Lei andrebbe a Roma a trattare per l’autonomia con Maroni e Zaia?”
Bonaccini: “Se si parla di autonomia si, ben venga la discussione che vogliamo fare tuttti insieme, ma se si vuole trattenere tutte le risorse fiscali, lì si parla di secessione fiscale non di autonomia e chiaramente porterebbe ad indebolire complessivamente il Paese”.

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