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Iraq: fra i resti di Nimrod il paradiso archeologico distrutto da Isil

Iraq: fra i resti di Nimrod il paradiso archeologico distrutto da Isil
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Di Alberto De Filippis
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Ci vorranno anni per restaurare i danni provocati a Nimrod in Iraq dagli uomini in nero

Era una specie di Disneyland dell’archeologia. È la città di Nimrod in Iraq, recentemente liberata dallo Stato Islamico, con gli uomini in nero che nella loro furia iconoclasta hanno distrutto tesori di enorme valore.

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Potrebbero volerci decenni per restaurare i danni provocati dagli islamisti.

Gli iracheni hanno protetto per secoli queste rovine. Anche per questo alcuni volontari hanno deciso di tornare a proteggere quella che è considerata la culla dell’umanità.

Dice un militare iracheno: “Con la caduta del regime di Saddam e l’intervento degli Americani, l’Iraq è rimasto senza Governo. Abbiamo quindi deciso di chiedere alle tribù locali di proteggere questi resti e poi abbiamo inviato nostro personale a creare posti di controllo e pattugliare la zona”.

La città di Nimrod venne fondata intorno al XIII secolo a.C. da Salmanassar I, e divenne un fiorente crocevia di scambi commerciali, fino a diventare capitale dell’Impero assiro nell’880 a.C. sotto la guida del re Assurnasirpal II.

Continua il militare: “Non sappiamo con esattezza quanti reperti sono stati distrutti dagli estremisti e quanti siano stati rubati, ma sappiamo per certo che alcuni pezzi sono stati contrabbandati”.

Non è purtroppo la prima volta che i miliziani islamisti distruggono opere d’arte e pezzi del patrimonio artistico e culturale dei luoghi che conquistano. Nel loro fanatismo distrussero le gigantesche statue di Buddha a Bamiyan in Afghanistan e devastarono le rovine di Palmira in Siria. Senza dimenticare di contrabbandare alcuni pezzi pregiati per rivenderli sul mercato nero e monetizzare le loro conquiste per la causa e, si sospetta, per arricchimento personale di alcuni leader.

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