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Jihadisti sospettati per l'attentato di Ankara

Jihadisti sospettati per l'attentato di Ankara
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La Turchia piange le vittime della strage di Ankara e mostra la propria reazione con decine di manifestazioni. Mentre in varie città si svolgono i funerali, durante i quali emerge anche la rabbia contro le istituzioni, molti cittadini espongono drappi neri in case, luoghi di lavoro e auto.

Ai tre giorni di lutto nazionale proclamati dal governo tra domenica e martedì si sovrappongono due giorni di sciopero di molte categorie, unite dallo slogan “Fermiamo la vita” in solidarietà con le vittime.
E negli ospedali si teme per la sopravvivenza di alcuni dei feriti.

“Otto dei nostri amici sono ricoverati. Due di loro, feriti in modo grave, sono nel reparto di terapia intensiva. Le loro condizioni rimangono critiche. Quando gli attentatori hanno colpito, ero a 5 o 10 metri dai miei amici. La situazione era così orribile che non riesco neanche a descriverla.”

I feriti sarebbero 500 e i morti 128, ma il governo dà conferma solo di 97 deceduti. Il DNA di corpi non identificati, che potrebbero appartenere ai due kamikaze, viene confrontato con quelli di famiglie in cui un membro è scomparso e forse partito per la jihad.

Il premier Davutoglu afferma che la strage è stata compiuta per influenzare le elezioni del primo novembre e che le autorità sono vicine ad identificare uno degli attentatori. Secondo i media turchi, potrebbe trattarsi del fratello del responsabile dell’attentato di Suruc.

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