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Per Ma Ying-jeou, presidente di Taiwan, un accordo economico con Bruxelles potrebbe valere 12 miliardi di euro per l'UE

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Per Ma Ying-jeou, presidente di Taiwan, un accordo economico con Bruxelles potrebbe valere 12 miliardi di euro per l'UE

Per Ma Ying-jeou, presidente di Taiwan, un accordo economico con Bruxelles potrebbe valere 12 miliardi di euro per l'UE
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È stato uno dei conflitti congelati che più ha minacciato la sicurezza dell’Asia dopo la fine della seconda guerra mondiale. Siamo a Taiwan, un’isola che si proclama indipendente ma su cui la Cina rivendica la sovranità. Le relazioni con Pechino sono molto migliorate grazie all’attuale presidente ma ora Taipei vuole ora un partenariato commerciale con l’Europa, per evitare di essere inglobato, almeno economicamente, dalla grande Cina. Non solo Taiwan si propone come mediatore nella sempre più tesa disputa territoriale tra la Cina e il Giappone. Ne parliamo in un’intervista esclusiva con il presidente di Taiwan Ma Ying-jeou.

Margherita Sforza, euronews:

“Presidente Ma Ying-jeou, benvenuto a euronews. Taiwan è uno tra i principali partner commerciali dell’Unione europea. Ora è allo studio un accordo per il libero scambio commerciale ma i negoziati non sono ancora iniziati. Quanto è importante per Taiwan questo accordo?”

Ma Ying-jeou, presidente di Taiwan:

“L’obiettivo dei negoziati con l’Unione europea per la firma di un accordo di libero scambio o di cooperazione economica è il bene di entrambe le parti, perché l’anno scorso i nostri scambi diretti hanno raggiunto un volume pari a 48 miliardi di dollari. L’Unione europea è il maggiore investitore a Taiwan: ha investito 32 miliardi di dollari”.

euronews:

“L’Unione europea sta facendo accordi di libero scambio con molti dei vostri competitor in Asia. Sono stati siglati negoziati con la Corea del Sud, con Singapore e si stanno per concludere con il Giappone. Avete il timore che Taiwan possa essere lasciata in disparte?”

Ma Ying-jeou:

“La Corea del Sud e l’Unione europea hanno firmato un accordo di libero scambio due anni fa. Sul mercato globale la Corea del Sud è il nostro maggior concorrente commerciale e rappresenta una grave minaccia per il nostro Paese. Allo stesso modo l’accordo di libero scambio firmato da Corea del Sud e Stati Uniti, entrato in vigore lo scorso anno, ha già avuto effetti sulle esportazioni dei nostri prodotti verso gli Stati Uniti. Abbiamo accumulato un ritardo che dovremo recuperare al più presto”.

euronews:

“Quali crede saranno i benefici che questo accordo di libero scambio porterà all’Unione europea?”

Ma Ying-jeou:

“Secondo una ricerca condotta da un think tank in Danimarca, se Taiwan e Unione europea firmeranno un accordo di cooperazione economica, Taiwan aumenterà di dieci miliardi di euro le
esportazioni verso l’Unione europea. Per l’Europa, nei prossimi due, cinque anni, l’aumento potrebbe essere di 12 miliardi di euro. Dato che Taiwan è al centro dell’est asiatico, molti Paesi potrebbero usare un simile accordo per incrementare i loro scambi commerciali con la Cina continentale e l’Europa”.

euronews:

“Sotto la sua presidenza, le relazioni economiche fra Cina e Taiwan sono diventate più strette. Forse troppo?”

Ma Ying-jeou:

“Credo che le nostre relazioni con la Cina si stiano sviluppando normalmente. Per dieci anni è stato il partner commerciale più importante. Nell’ultimo decennio abbiamo voluto far crescere il commercio diretto ma abbiamo anche sperato che la sua percentuale, nel totale del nostro commercio, non crescesse troppo. Da quando ho assunto l’incarico di presidente il commercio diretto con la Cina è aumentato fino a raggiungere i 160 miliardi di dollari all’anno ma non ha rappresentato una ampia percentuale del nostro commercio totale, perché anche quello con gli altri Paesi è aumentato”.

euronews:

“Uno dei timori in Europa è che alcuni dei vostri mercati rimangano chiusi alle aziende europee. Siete pronti ad aprire il vostro mercato alle aziende europee soprattutto nel settore dei servizi?”

Ma Ying-jeou:

“Per quel che riguarda il settore servizi, gli accordi di cooperazione economica che abbiamo siglato con la Nuova Zelanda e che stiamo per firmare con Singapore coprono anche quel settore. Dopo che questi accordi saranno conclusi, le tariffe d’importazione per l’85% dei prodotti saranno ridotte a zero. Perciò se nel futuro firmeremo un accordo di cooperazione economica con l’Unione europea, il suo contenuto probabilmente sarà molto simile”.

euronews:

“Quanto questi accordi di libero scambio con l’Europa potranno migliorare lo spazio internazionale di Taiwan, la sua posizione a livello internazionale?”

Ma Ying-jeou:

“Negli ultimi 60 anni, a causa delle pressioni politiche, siamo rimasti piuttosto isolati. Tuttavia Taiwan è una nazione commerciale molto importante. Per le importazioni siamo al diciassettesimo posto nel mondo per le esportazioni al diciottesimo. Fatto che non può essere trascurato. Quindi quando firmiamo un accordo di cooperazione economica con altri Paesi, il nostro spazio internazionale di manovra naturalmente aumenta. Certo, non ci basiamo esclusivamente sul commercio e gli investimenti. Sulla scena internazionale, ci proponiamo di svolgere un ruolo da pacificatori e di fornire aiuti umanitari, per dimostrare che Taiwan è una risorsa per la comunità internazionale, non una responsabilità”.

euronews:

“Al momento una delle sfide principali nella regione è il contenzioso territoriale sulle isole Diaoyutai. Questo arcipelago disabitato, ricco di petrolio e gas è rivendicato da Giappone, Cina e Taiwan. Voi vi siete fatti promotori dell’iniziativa di pace Mare Cinese Orientale.
Ma dopo le tensioni di questa estate, lei crede sia ancora possibile condividere queste risorse?”

Ma Ying-jeou:

“Le isole Diaoyutai (Senkaku in giapponese) sono parte integrante del territorio sovrano della Repubblica cinese e appartengono a Taiwan. Negli ultimi 40 anni questo tema ha causato frizioni con il Giappone. Ad aprile abbiamo firmato un accordo sulla pesca con il Giappone, raggiungendo una soluzione temporanea su questo tema. Anche se la disputa sulla sovranità non è stata risolta, la nostra posizione è che, mentre la sovranità non può essere suddivisa, le risorse sì. Ma risolvendo prima il tema delle risorse, si disarma il contenzioso. Quando arriverà il momento, ci occuperemo della disputa sulla sovranità”.

euronews:

“Avete modellato il vostro piano di pace su un esempio europeo?”

Ma Ying-jeou:

“Su questo tema abbiamo sempre fatto riferimento a come gli europei hanno risolto il contenzioso riguardo il petrolio nel Mare del Nord. Credo che questo precedente abbia implicazioni importanti in molte aree in cui vi sono dispute per le risorse. Ma una risoluzione simile potrà essere raggiunta solo se i Paesi vicini mostreranno volontà e determinazione”.

euronews:

“Nella vostra proposta la questione della sovranità resta irrisolta. Quale può essere una soluzione politica? Chi dovrebbe amministrare
queste isole?”

Ma Ying-jeou:

“Una soluzione finale a un tema come questo è necessariamente politica. Ma mentre si cerca di raggiungere una soluzione politica, a volte è possibile consentire uno sviluppo comune delle risorse come mezzo per spianare la strada a una soluzione politica. La disputa sulle isole Diaoyutai riguarda Giappone, Cina e Taiwan. Stiamo cercando una soluzione globale a questo problema. Ma nel breve termine, in attesa di una soluzione, abbiamo risolto la questione dei diritti sulla pesca con il Giappone, il che aumenta le possibilità di risolvere la vertenza regionale. Credo che sia anche utile per la pace nell’intera regione”.