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Vyacheslav Matouzov: "Se gli alleati attaccheranno la Siria, i ribelli si schiereranno con Bashar Al-Assad"

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Vyacheslav Matouzov: "Se gli alleati attaccheranno la Siria, i ribelli si schiereranno con Bashar Al-Assad"

Vyacheslav Matouzov: "Se gli alleati attaccheranno la Siria, i ribelli si schiereranno con Bashar Al-Assad"
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59 adulti e 30 bambini, provenienti da Damasco, arrivano a Mosca. La Russia sta evacuando civili siriani prima di un eventuale attacco contro Bashar Al-Assad. Segno che, malgrado la sua opposizione a un intervento militare e ai suoi sforzi per impedirlo, Mosca sa di aver perso la partita. Lunedì, il capo della diplomazia russa ribadiva la posizione del suo Paese e non nascondeva la propria irritazione rispetto agli argomenti portati avanti dagli Stati Uniti e dai loro alleati.

“Hanno annunciato ufficialmente a Washington, Londra e Parigi – dicharava Sergey Lavrov, ministro degli Esteri russo – di avere informazioni incontrovertibili, evidenze incontrovertibili sulla colpevolezza delle autorità siriane. Non possono produrre prove ma continuano a dire che la ‘linea rossa’ è stata superata e che non possono attendere più a lungo”.

Mosca da mesi insiste nel voler tutelare il suo alleato siriano, escludendo un intervento, privilegiando una soluzione politica e sostenendo instancabilmente che, senza l’approvazione da parte delle Nazioni Unite, si andrebbe incontro a una violazione del diritto internazionale.

Ma i veto posti da Mosca al Consiglio di Sicurezza del’Onu, volti a bloccare qualsiasi iniziativa, sono stati più volte sbeffeggiati. Per il Kosovo, nel 1999 e per l’Iraq. Sulla Libia Mosca invece si era astenuta. Secondo molti, a furia di tirare la corda, l’immagine di grande potenza di Mosca si erode ogni giorno un po’ di più. Ma anche l’inflessibilità è un modo per provare a difendere le proprie posizioni, rivendicandone la legittimità.

Tra la Russia e la Siria inoltre ci sono legami storici che risalgono alla guerra fredda quando Damasco era una pedina decisiva nella schacchiera diplomatica russa in Medioriente. Oggi i rapporti sono soprattutto commerciali. Diverse imprese russe sono presenti a Damasco, il petrolio è importante ma la Siria è anche un ottimo cliente della Russia per quel che riguarda le armi. Da Mosca vengono acquistati anche sistemi di difesa anti-missile.

Il porto siriano di Tartus e la sua base navale russa sono fondamentali nella cooperazione militare tra i due Paesi. Il parternariato strategico russo-siriano si è tradotto in uno sviluppo delle infrastrutture portuali. Proprio qui sbarcano le armi provenienti da Mosca. Per il Cremlino si tratta dell’unico accesso al Mediterraneo. Impossibile rinunciarci.

Andrei Belkevich, euronews:
I militari statunitensi si dicono pronti a colpire la Siria in ogni momento e attendono soltanto l’ordine del presidente Obama. Al tempo stesso alcuni leader del Medioriente guardano a Mosca, come ad esempio il ministro degli Esteri libanese, Adnan Mansour che ha detto che la Russia ha varie opzioni per fermare qualsiasi tipo di operazione militare contro la Siria. Di questo e di come la situazione viene vista a Mosca, ne parliamo con Vyacheslav Matouzov, ex diplomatico in Medioriente e ora presidente della Società per l’amicizia e la cooperazione con i Paesi arabi. Benvenuto. Se le operazioni militari iniziassero, quale potrebbe essere la reazione di Mosca?

Vyacheslav Matouzov:
“Noi non dirigiamo gli Stati Uniti o le loro forze armate, sarà una decisione puramente statunitense, del loro comandante in capo. Quanto alla Russia può concedere un’assistenza tecnica all’esercito regolare siriano. I colpi previsti dalle loro 4 navi al largo delle coste siriane o dalle loro basi in Giordania e in Turchia possono danneggiare le infrastrutture militari e civili ma questo non cambierà la situazione. Gli Stati Uniti non riusciranno a far cadere il regime e il presidente Assad rimarrà al suo posto. Perché perfino oggi diversi membri dell’opposizione dichiarano apertamente che, in caso di aggressione contro il loro Paese, a dispetto di tutto il loro odio contro Bashar Al-Assad, si schiereranno al suo fianco, in difesa del regime. L’opposizione siriana si scinderà”.

euronews:
Se, come Lei dice, sarà impossibile impedire che colpiscano, quali saranno le perdite geopolitiche della Russia?

Matouzov:
“Saranno perdite poco significative. Sì, probabilmente questa vicenda sarà ripresa dalla propaganda e la Russia sarà dipinta come un Paese debole che non può proteggere i propri alleati in Medioriente. Ma per gli statunitensi, a mio avviso, sarà ancor peggio. Se il regime attuale e il sistema politico attuale rimarranno al loro posto, gli statunitensi avranno mancato tutti i loro obiettivi – perché il loro scopo è cambiare l’equilibrio interno della Siria, dare maggior peso ai gruppi armati dell’opposizione e penso che questo obiettivo non potrà mai essere raggiunto”.

euronews:
E la Russia può ottenere qualcosa dal risultato dell’operazione militare statunitense?

Matouzov:
“Se il regime siriano regge e la Russia mostra un atteggiamento ragionevole, non cercando lo scontro aperto con il Regno Unito, la Francia e gli Stati Uniti, penso che la stima verso la Russia, il suo prestigio nei Paesi arabi non potrà far altro che aumentare. Avrà fornito assistenza tecnica al governo siriano, l’avrà aiutato a rimanere in piedi…penso che alla fine molto dipenderà dal contesto mediatico. Da come questa operazione e le sue conseguenze saranno dipinte dai media. E spero che la Russia abbia modo di poter spiegare bene la propria posizione e il suo approccio a questa crisi”.