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Tra indipendentismo e crisi, la Catalogna si prepara alle elezioni

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Tra indipendentismo e crisi, la Catalogna si prepara alle elezioni

Tra indipendentismo e crisi, la Catalogna si prepara alle elezioni
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Tra spinte indipendentiste e crisi economica la Catalogna domenica vota anticipatamente per il rinnovo del parlamento regionale. Sulle Ramblas, a Barcellona, i venditori di bandiere della Catalogna indipendente, chiamate ‘esteladas’, non si lamentano.

“Ne vendiamo sempre qualcuna, ma mai tante quanto oggi”, dice una commerciante. “La gente ci chiede le esteladas. Ha delle aspettative e segue da vicino i movimenti dei suoi politici per vedere cosa fanno. Sembra che vogliano andare in fondo, fino all’indipendenza”.

Con i suoi sette milioni e mezzo di abitanti, la Catalogna è tra le regioni autonome più ricche dello Stato spagnolo. Ha la sua lingua ufficiale, il catalano, un governo autonomo con competenze molto ampie, dalla polizia alla salute, all’istruzione, ma non ha un’autonomia fiscale completa, come chiede il presidente Artur Mas in conflitto con il governo centrale.

Questa regione industriale, turistica e sulle rive del mediterraneo, è stata per molto tempo il motore economico del Paese. Il suo prodotto interno lordo di 210 miliardi di euro nel 2011, l’equivalente di quello portoghese, rappresenta il 19,5 per cento del pil spagnolo.

Ma la crisi colpisce anche la Catalogna. Qui come altrove in Spagna, la popolazione ha subito i tagli al bilancio del governo regionale, guidato dalla coalizione ‘Convergenza e Unione’. Segno del marasma economico sono anche gli sfratti dei proprietari che non sono in grado di finire di pagare il mutuo. Nel primo trimestre del 2012, sono state effettuate oltre 7000 procedure di sfratto in Catalogna.

La disoccupazione riguarda il 22,5 per cento dei catalani in età da lavoro e la regione registra un debito colossale di 44 miliardi di euro, ossia il 22 per cento del pil. Per farvi fronte la Catalogna ha ricevuto dallo Stato cinque miliardi di euro.

Ma per gli indipendentisti catalani la regione è in crisi a causa delle tasse versate allo Stato centrale. Il paesino di Gallifa si rifiuta di pagarle. Il sindaco spiega perché. “La crisi in Catalogna, è dovuta alla dipendenza della regione dallo Stato spagnolo”, sostiene Jordi Fornas. “Quindi uscire dallo Stato spagnolo significa uscire dalla crisi”.

Per capire meglio l’importanza delle elezioni catalane, abbiamo intervistato Martì Carnicer, ex numero due delle Finanze nei sette anni del precedente governo catalano di sinistra.

Vicenç Batalla, euronews:
Lei è stato il responsabile dei negoziati con Madrid per il miglioramento dei finanziamenti alla regione ma, dopo tre anni, gli accordi sono già stati sepolti visto che il nuovo governo ha reclamato un nuovo patto fiscale come quello con i Paesi Baschi. Cosa è accaduto per arrivare al punto che le relazioni si siano talmente tanto degradate da chiedere la separazione dalla Spagna?

Martí Carnicer:
Credo che tutti concordino nell’identificare due ragioni fondamentali. La prima è la mancanza di consenso, di affetto, di tenerezza (possiamo dirlo con parole diverse), del resto della Spagna verso la Catalogna. Questo nasce dal ricorso depositato dal Partito Popolare contro la Costituzione della Catalogna e poi dall’annullamento parziale arrivato dal Tribunale Costituzionale spagnolo.
Ma tutto ciò è reso più complicato da un altro fattore molto più importante: la crisi economica. La crisi economica fa in modo che gli elementi di finanziamento, di funzionamento dell’attività economica siano molto più colpiti. L’insieme di questi dati, la mancanza di accordi e di comprensione della posizione catalana e l’aggravarsi della situazione economica spiegano in gran parte ciò che sta succedendo in Catalogna.

euronews:
Madrid non ha rispettato gli accordi raggiunti quando lei era Segretario all’economia?

Carnicer:
Proprio così. Riguardo ai finanziamenti posso dare la mia opinione. Nella Costituzione prevedevamo dei meccanismi, come la disposizione di un’addizionale sulle somme di denaro a favore delle comunità autonome, che Madrid non ha assolutamente rispettato. E’ vero che Madrid non ha mantenuto la propria parola.

euronews:
Sembra che il modello federale in Spagna sia impossibile da riprodurre. Ma una Catalogna indipendente è fattibile economicamente, all’interno o all’esterno dell’Unione europea?

Carnicer:
Coloro che chiedono l’indipendenza sostengono che il modello federale non sia possibile. E che l’indipendenza sia più possibile, più facile da realizzare rispetto a uno Stato federale. Io non lo credo.
La logica ci dice che dev’essere più semplice, più fattibile e verosimilmente più duraturo e giusto realizzare uno Stato federale. Vale a dire un accordo tra le diverse parti della Spagna per continuare ad andare avanti e costruire uno spazio comune. Che lo Stato federale sia difficile da realizzare non lo nego, ma l’indipendenza lo sarebbe molto di più.

euronews:
Lei teme le minacce di boicottaggio dei prodotti catalani da parte del resto della Spagna?

Carnicer:
Non credo che ce ne dovremmo preoccupare. La
Catalogna ha un esposizione con l’estero relativamente importante. Le sue esportazioni crescono molto velocemente. Probabilmente sono le più importanti di tutto lo Stato spagnolo. E per questo la competitività della produzione catalana è assicurata. Ci possono essere boicottaggi? Ce ne sono già stati nel passato ma col tempo verranno dimenticati. Non credo che questa sia la cosa principale da prendere più in considerazione.

euronews:
Durante l’esercizio delle sue funzioni, sono stati scoperti casi di corruzione legati al partito ‘Convergenza e Unione’, oggi al potere. Scandali che riappaiono oggi sulle prime pagine dei giornali. Lei crede possano avere una relazione diretta con l’attuale presidente, Artur Mas?

Carnicer:
Io ho fiducia e attendo, sperando che non sia così. Mi attendo che non ci sia alcuna relazione. Ma saranno i tribunali a deciderlo. E’ la giustizia che deve risolvere tutto, dando a chiunque la possibilità di difendersi e di provare la propria innocenza.