L’Ue attiva misure per la sicurezza dei cittadini in Medio Oriente e chiede de-escalation dopo l’escalation tra Iran, Israele e Stati Uniti
I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno annunciato l’adozione di tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini europei in Medio Oriente, mentre la crisi tra Iran, Israele e Stati Uniti continua ad aggravarsi.
La decisione è maturata al termine di una videoconferenza durata circa tre ore con l’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas. Nella dichiarazione congiunta diffusa al termine dell’incontro, i ministri hanno espresso forte preoccupazione per il rischio di un’ulteriore escalation che potrebbe destabilizzare l’intera regione e produrre conseguenze economiche imprevedibili.
Sicurezza dei cittadini e meccanismo di protezione civile
Un numero imprecisato di cittadini europei risulta ancora bloccato in Iran e in altri Paesi dell’area, dopo l’intensificarsi degli attacchi militari. L’Ue ha chiarito che, se necessario, potrà essere attivato il Meccanismo di protezione civile dell’Unione, lo strumento che consente agli Stati membri di coordinare evacuazioni e interventi di emergenza in caso di crisi.
“L’Ue e i suoi Stati membri adottano tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini nella regione”, si legge nel testo. Diversi governi nazionali hanno inoltre rafforzato gli avvisi di viaggio e predisposto piani di assistenza consolare.
Il nodo dello Stretto di Hormuz e i rischi economici
Tra le principali preoccupazioni figura la possibile interruzione del traffico nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il trasporto globale di petrolio. Un blocco o un’escalation militare nell’area potrebbe avere ripercussioni dirette sui mercati energetici e sull’economia europea.
I ministri hanno invitato tutte le parti a evitare azioni che possano compromettere la libertà di navigazione e aggravare la crisi.
Nessun avallo formale al cambio di regime
La dichiarazione congiunta non contiene un sostegno esplicito a un cambio di regime a Teheran. L’Ue ha però ribadito “solidarietà al popolo iraniano” e sostegno alle sue aspirazioni a un futuro fondato sul rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Diversa la posizione espressa pubblicamente dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che in un messaggio sui social ha parlato dell’urgenza di “una transizione credibile in Iran”.
Le posizioni dei governi europei
All’interno dell’Unione emergono sensibilità differenti. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che il governo federale comprende il “sollievo” di molti iraniani di fronte alla prospettiva di un indebolimento del regime, pur riconoscendo la complessità giuridica degli attacchi condotti dagli alleati occidentali. “Non ha molto senso dare lezioni agli alleati quando si affronta un regime che minaccia la sicurezza globale”, ha dichiarato.
Più orientate alla prudenza le posizioni di José Manuel Albares, ministro degli Esteri della Spagna, e di Tanja Fajon, capo della diplomazia della Slovenia, che hanno invocato apertamente de-escalation e ritorno alla diplomazia. “La guerra e la violenza non possono diventare strumenti ordinari di risoluzione dei conflitti”, ha sottolineato Albares, richiamando il rispetto del diritto internazionale.
Riunione del Collegio di sicurezza
Nel frattempo, Ursula von der Leyen ha convocato una riunione del Collegio di sicurezza della Commissione per valutare ulteriori sviluppi e coordinare la risposta europea.
In un contesto segnato da tensioni militari, caos nei collegamenti aerei e timori per l’energia, l’Unione europea punta dunque su una doppia strategia: proteggere i propri cittadini e lavorare per evitare un allargamento del conflitto, riaffermando al tempo stesso il proprio impegno per la stabilità regionale e il rispetto del diritto internazionale.