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USA potrebbero rimborsare oltre 110 mld € di dazi dopo stop della corte al rinvio Trump

Il presidente Trump parla prima di partecipare a una cerimonia della Medaglia d'Onore nella East Room della Casa Bianca, a Washington D.C., 2 marzo 2026
Il presidente Trump parla prima di partecipare alla cerimonia della Medaglia d'onore nella East Room della Casa Bianca, Washington D.C., 2 marzo 2026 Diritti d'autore  AP Photo/Mark Schiefelbein
Diritti d'autore AP Photo/Mark Schiefelbein
Di Quirino Mealha
Pubblicato il
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Dazi USA, la Corte d'appello ha respinto il tentativo di Trump di rinviare i rimborsi: ora il CIT deve fissare le regole per quella che potrebbe essere la più grande operazione di rimborso nella storia americana.

Oltre 130 miliardi di dollari (111 miliardi di euro) di dazi, e secondo alcune stime fino a 175 miliardi di dollari (150 miliardi di euro), potrebbero ora essere in gioco dopo che una corte d’appello statunitense ha deciso di accelerare l’esame dei rimborsi in seguito alla storica sentenza della Corte Suprema contro le misure commerciali del presidente Donald Trump.

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Con un’ordinanza sintetica di una pagina emessa lunedì, la Corte d’appello del Circuito federale a Washington ha rinviato immediatamente il caso alla Corte statunitense per il commercio internazionale (US Court of International Trade, CIT), respingendo la richiesta del Dipartimento di Giustizia di un rinvio fino a quattro mesi per consentire all’amministrazione di valutare le proprie opzioni.

La decisione della Corte Suprema del 20 febbraio, approvata con sei voti a tre, ha stabilito che l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977 non conferisce al presidente il potere di imporre dazi, invalidando così le ampie tariffe introdotte nel 2025.

Tra queste misure figurava un dazio di base “reciproco” del 10% sui beni provenienti da quasi tutti i partner commerciali degli Stati Uniti, affiancato da aliquote più elevate legate ai deficit commerciali percepiti e dazi mirati, come il 25% su alcune importazioni da Canada e Messico e il 10% sulla Cina.

I dazi reciproci introdotti in base all’IEEPA sono stati revocati poco dopo, con la cessazione della riscossione a partire dal 24 febbraio.

Tuttavia, la Corte Suprema non ha fornito indicazioni sui rimedi, lasciando alla CIT il compito di definire le modalità di rimborsi potenzialmente enormi, inclusa la questione se siano dovuti o meno gli interessi.

Rimborsi dei dazi USA: aziende alle prese con un iter complesso e ondata di cause legali

La sentenza ha scatenato un’ondata di contenziosi senza precedenti.

Al momento, circa duemila importatori hanno già presentato ricorsi alla CIT per ottenere i rimborsi, spinti in gran parte da azioni “tag-along” che trasferiscono le istanze pendenti tra diversi tribunali per tutelare i diritti ed evitare la scadenza dei termini di legge.

In base alle norme doganali statunitensi, gli importatori hanno in genere 180 giorni dopo la liquidazione delle dichiarazioni doganali per contestare i dazi pagati. Il ricorso originario è stato presentato da piccole imprese, in particolare dalla società di giocattoli educativi Learning Resources.

Un gruppo di piccoli importatori ha chiesto al Circuito federale di accelerare il procedimento per permettere un sollievo rapido. In seguito sono entrate in campo anche le grandi aziende, con cause intentate da FedEx, Revlon, Costco, Reebok e altri colossi, oltre a centinaia di società di dimensioni minori.

Gli avvocati riferiscono di un’attività frenetica, mentre le imprese corrono per preservare i propri diritti, con molte operazioni già liquidate, elemento che aggiunge ulteriori livelli di complessità.

La CIT dovrà ora definire un quadro di gestione delle cause per quella che potrebbe diventare la più grande operazione di rimborso di dazi nella storia degli Stati Uniti.

L’amministrazione statunitense aveva già indicato in passato che avrebbe disposto i rimborsi in caso di bocciatura dei dazi. Il presidente Trump ha però avvertito che il processo potrebbe richiedere anni di contenziosi, fino a cinque.

Eventuali ritardi comporterebbero costi significativi per il Tesoro statunitense sotto forma di interessi, anche se la tempistica resta incerta. Per le imprese coinvolte, un esito favorevole promette ossigeno di liquidità dopo dazi che molte non sono riuscite a ribaltare completamente sui clienti.

I procedimenti, tuttavia, si preannunciano lunghi e conflittuali, e richiederanno un coordinamento serrato su tutto, dalla documentazione alla distribuzione dei rimborsi.

Esportatori UE: sollievo indiretto dai dazi USA ma niente rimborsi diretti

Per l’Unione europea, la decisione della Corte Suprema statunitense e la successiva ordinanza della corte d’appello portano benefici indiretti, ma non un risarcimento finanziario automatico.

I beni europei erano soggetti ai dazi reciproci IEEPA, ora annullati, che avevano aumentato i costi per gli acquirenti americani di macchinari, prodotti chimici, veicoli, beni di lusso e altri articoli provenienti dall’UE.

Con l’invalidamento di queste misure, gli esportatori europei ottengono un sollievo immediato da quel particolare onere. Ma i rimborsi andranno esclusivamente agli importatori statunitensi che hanno materialmente versato i dazi, non alle imprese, ai governi o ai fornitori dell’UE.

Le aziende europee che hanno assorbito i costi o perso vendite durante il periodo dei dazi non hanno un diritto giuridico diretto ai rimborsi del Tesoro USA.

Eventuali vantaggi a valle dipenderanno dalla scelta degli importatori statunitensi di trasferire o meno i risparmi attraverso prezzi più bassi o condizioni commerciali migliori.

Il presidente Trump incontra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al golf club Trump Turnberry, in Scozia, luglio 2025
Il presidente Trump incontra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al golf club Trump Turnberry, in Scozia, luglio 2025 AP Photo/Jacquelyn Martin

In linea generale, la risposta dell’UE è stata finora prudente ma positiva.

I portavoce della Commissione europea hanno definito la sentenza della Corte Suprema statunitense una conferma positiva del sistema di pesi e contrappesi e dello Stato di diritto, sottolineando al contempo la necessità di chiarezza e stabilità nel commercio transatlantico.

Il servizio ricerca del Parlamento europeo ha osservato il silenzio della sentenza sul tema dei rimborsi, mettendone però in evidenza la portata più ampia. Restano comunque aperte nuove sfide.

A poche ore dalla decisione della Corte Suprema, l’amministrazione ha imposto un nuovo dazio del 10% sui beni provenienti da tutti i Paesi ai sensi della sezione 122 del Trade Act del 1974, segnalando una possibile salita al 15% per un periodo di 150 giorni.

Alcuni settori, tra cui i prodotti per l’aviazione civile, hanno ottenuto esenzioni. L’UE ha sospeso la ratifica del quadro appena negoziato per un accordo commerciale UE-USA, in un contesto in continua evoluzione, con richieste di rinegoziazione e chiarimenti dove necessario.

I partner commerciali europei seguono con attenzione l’andamento dei procedimenti di rimborso alla CIT e il loro possibile impatto sulla domanda di importazioni negli Stati Uniti, oltre al rischio che i nuovi poteri tariffari accendano ulteriori controversie.

Sebbene l’annullamento delle misure IEEPA offra una certa boccata d’ossigeno, le prospettive generali restano segnate dalla volatilità.

Non esiste alcun meccanismo per rimborsi diretti a soggetti dell’UE, e gli esportatori europei devono quindi affrontare l’incertezza delle politiche statunitensi facendo leva sulla diplomazia e sull’adattamento commerciale.

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