L’Unione europea mantiene una linea di cautela sui dazi Usa, rinviando la ratifica dell’accordo in attesa di maggiore certezza. Secondo Matteo Villa (Ispi), questo attendismo può rafforzare la posizione negoziale di Bruxelles, rendendo il Parlamento europeo più credibile nel confronti di Washington
Per il momento da parte dell’Unione europea, c’è ancora la massima cautela, quindi per ora nessuna ratifica dell’accordo sui dazi con gli Stati Uniti e quindi nessuna tariffa ulteriore rispetto al limite del 15% già concordato.
A differenza di Cina e India, le ripercussioni maggiori della nuova decisione dell'amministrazione Trump che ha sfruttato una norma del 1974, riguarderebbero soprattutto Regno Unito e Unione europea.
La stima totale dei dazi, sarebbe infatti leggermente superiore a quella prevista dall’accordo già in essere, arrivando a sfiorare il 20% che include la somma delle tariffe preesistenti.
Nelle ultime ore, l’Eurocamera ha deciso di rinviare il voto perché, come ha dichiarato il relatore sull'intesa Usa-Ue sui dazi, il tedesco Bernd Lange, “Ci sono nuovi elementi, molti incerti e quindi abbiamo deciso di non votare domani, ma di tenere un altro incontro dei relatori la prossima settimana. Un nuovo voto, ha aggiunto, è ancora possibile l’11 marzo”.
E proprio l’incertezza, è stata definita dal cancelliere tedesco Merz, che ha in programma un viaggio a Washington per discutere la questione dazi con Trump, “Il veleno più grande delle economie dell’Europa e degli Stati Uniti.”
Mentre la parola d’ordine di queste ore è quindi attendismo, nella giornata di lunedì, il ministro degli Esteri Tajani conferma di aver ottenuto garanzie dall’amministrazione Usa, "in nome di obiettivi comuni, e del partenariato economico tra le due sponde dell’Atlantico".
“Da parte americana abbiamo ottenuto rassicurazioni sulla volontà di non creare instabilità per le nostre imprese, ha scritto Tajani su X, è importante continuare a lavorare costruttivamente con Washington per una rapida transizione verso il nuovo sistema”.
Intervenendo a margine delConsiglio Affari esteri tenutosi a Bruxelles, sul tema dell'annuncio del presidente Trump sui dazi, Tajani ha sottolineato l’importanza dell’intesa già raggiunta con Washington che, dice il titolare della Farnesina, deve essere rispettata: “Gli Stati Uniti sono il nostro principale alleato e rappresentano, insieme all'Unione europea, il primo mercato per l'esportazione.
Circa il 40 per cento del nostro Pil si basa sull'export, quindi non si tratta di fare polemica, ma di tutelare il nostro sistema imprenditoriale. Abbiamo fatto un accordo e vogliamo che sia rispettato”.
"Nessuna guerra commerciale con gli Usa" questo è stato infine il messaggio dello stesso ministro al termine della riunione di lunedì della "Task Force dazi" da luipresieduta, con 40 imprese italiane e circa 80 associazioni di categoria, per discutere della decisione dell'Amministrazione americana di rivedere temporaneamente i dazi.
La cautela europea come leva diplomatica
“Per l’Unione Europea, spiega Matteo Villa analista Ispi ad Euronews, l’aumento dei dazi non cambia molto le cose”. Secondo Villa, un indebolimento di Trump a livello interno può rappresentare un elemento di vantaggio per l’Unione che fino ad oggi ha espresso cautela.
Il fatto di aver aspettato a ratificare l’accordo Ue-Usa sui dazi, spiega Villa, pone il Parlamento europeo in una posizione negoziale più credibile.
”Anche se, fa notare l’analista, questa scelta non cancella una certa debolezza dimostrata dall’Europa che proprio lo scorso anno si è dimostrata molto remissiva nei confronti degli Stati Uniti”.
Il “silenzio” di Giorgia Meloni
Questa volta a fare da emissario per conto dell’Ue potrebbe essere il cancelliere tedesco Merz che all’indomani della decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti aveva detto all’emittente Adr:
“Avremo una posizione europea molto chiara su questo, perchè la politica dei dazi è una questione dell'Unione europea, non degli Stati membri individuali, e andrò a Washington con una posizione europea coordinata”.
“Meloni, spiega Villa, deve giocare in rimessa perché comunque viste le varie questioni aperte, non vuole avere problemi con Trump. Questo atteggiamento pragmatico l'ha avuto anche quando lo scorso anno si incontrò con il Presidente Usa per trattare sui dazi. Anche lì si presentò a nome dell’Unione europea”.
“Adesso, il rapporto Trump Meloni, conclude Villa,viaggia su un binario diverso".
Le opposizioni all’attacco
Da un po' di tempo a questa parte i rapporti tra Italia e Usa e in particolare tra Meloni e Trump sono oggetto di critiche da parte dei principali partiti di opposizione. Riccardo Magi, il segretario di “Più Europa” ha definito “Imbarazzante il silenzio di Meloni”.
“A 48 ore dalla sentenza della Corte Suprema che ha dichiarato i dazi illegali, scrive Magi, Giorgia Meloni ancora non spiega quale sarà l'atteggiamento dell'Italia e soprattutto cosa risponde al suo amico Trump che, come ripicca, ha annunciato un nuovo rialzo delle tariffe.
Un silenzio imbarazzante, ha continuato, visto che tutti i leader europei hanno parlato al proprio Paese, ma soprattutto un silenzio imbarazzato, visto il totale asservimento dimostrato dal nostro governo verso questa sciagurata amministrazione americana, con anche la partecipazione del nostro Paese al Board of Peace per Gaza”.
Il leader di Italia Viva Matteo Renzi va invece all’attacco del ministro Tajani definendolo “Sempre più imbarazzante” nel caso specifico per aver partecipato all’inaugurazione del Board of Peace. “Un conto, ha detto, è dire sì alla tregua, un conto è far parte di una struttura privatistica come quella proposta da Trump”.