In un'intervista a Euronews Next, il presidente Cisco Jeetu Patel rivela che ha creato il primo prodotto con codice al 100% generato dall'IA e avverte che gli agenti IA richiederanno forti investimenti in sicurezza.
Cisco, colosso della tecnologia, delinea una visione ambiziosa dell’intelligenza artificiale (IA), non solo come strumento al servizio delle aziende, ma come necessità esistenziale destinata a cambiare il nostro modo di lavorare.
Nel corso di un recente AI Summit ad Amsterdam, il presidente di Cisco, Jeetu Patel, ha rivelato a Euronews Next che l’azienda ha già sviluppato un prodotto il cui codice è generato al 100% dall’IA.
«Entro la fine del 2026 avremo almeno una mezza dozzina di prodotti scritti esclusivamente con l’IA», ha affermato.
Alla domanda su cosa questo comporti per il futuro dei programmatori, ha risposto: «Non preoccupatevi che l’IA vi porti via il lavoro, ma preoccupatevi che qualcuno, usando l’IA meglio di voi, ve lo porti via di sicuro. In Cisco non avremo sviluppatori che non scelgano l’IA come abitudine centrale nel proprio lavoro».
Patel ha spiegato che, passando dallo sviluppo agile tradizionale a uno sviluppo guidato dalle specifiche, Cisco ritiene di poter ridurre un team da otto persone a tre, affiancate da cinque agenti digitali, triplicando così la produzione.
Al centro di questo modello ci sono gli agenti di IA, sistemi che pianificano ed eseguono compiti e risolvono problemi con un intervento umano minimo. Un agente di IA, per esempio, può redigere e programmare email o organizzare viaggi.
Tuttavia, in questo nuovo paradigma, i programmatori umani dovranno comunque rivedere il codice.
Patel ha inoltre messo in discussione il concetto di 'human-in-the-loop' (l’integrazione dell’intervento umano nei sistemi di IA e di apprendimento automatico).
Secondo il manager, però, occorre rovesciare questa impostazione e parlare di 'AI is in every loop', in modo che gli agenti di IA siano considerati colleghi digitali, non semplici strumenti.
Agenti di IA che 'sfuggono al controllo'
Pur essendo ottimista sull’IA, il dirigente ha precisato di non farsi illusioni sulla tecnologia e ha lanciato l’allarme su sicurezza e affidabilità degli agenti di IA.
«Quello che mi toglie il sonno è la sicurezza e la protezione. È fondamentale non indossare occhiali rosa e riflettere seriamente anche sulle possibili conseguenze negative dell’IA», ha affermato.
«Questi agenti, che lavoreranno per nostro conto, dovranno essere sottoposti a verifiche preliminari, proprio come si fanno controlli sui precedenti prima di assumere un dipendente», ha aggiunto.
Patel ha spiegato che Cisco sta investendo miliardi in sistemi di sicurezza per affrontare due sfide: proteggere gli agenti di IA dagli attacchi e proteggere il mondo da agenti che 'sfuggono al controllo'.
«Dobbiamo proteggere l’agente dal mondo... e il mondo dall’agente», ha detto.
L’azienda vuole proporsi come infrastruttura critica dell’era dell’IA, costruendo quello che il presidente definisce un approccio 'full stack', dai chip in silicio alle applicazioni.
A realizzare internamente tutto, dai componenti in silicio (ASIC) al software e ai livelli di gestione, Cisco punta a diventare l’«infrastruttura critica» dell’era dell’IA.
«Quando progettiamo l’hardware insieme al software... all’improvviso si crea quasi una magia, perché tutto funziona bene in modo integrato», ha spiegato.
Guardando al futuro, Patel sostiene che i guadagni di produttività, pur importanti, non sono il vero obiettivo finale.
«La cosa più importante sono le intuizioni originali generate dall’IA, che oggi non esistono nel corpus di conoscenze umane e che ci permetteranno di risolvere problemi che finora non eravamo nemmeno in grado di immaginare di poter affrontare», ha affermato, citando possibili progressi nella lotta alle malattie, alla povertà, e nei settori della sanità e dell’energia.