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Cosa sta facendo l'Ue per contrastare la povertà infantile?

Di Naomi Lloyd
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Cosa sta facendo l'Ue per contrastare la povertà infantile?
Diritti d'autore  euronews

Un bambino su quattro in Europa è a rischio di povertà ed esclusione sociale. Hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola e meno probabilità di trovare un lavoro decente, il che significa che i loro figli a loro volta avranno maggiori probabilità di crescere in povertà. La garanzia europea per l'infanzia dell'Ue mira a rompere questo circolo vizioso, mettendo in atto il Pilastro europeo dei diritti sociali sull'assistenza all'infanzia e il sostegno ai bambini.

Lanciato nel marzo 2021, il programma mira a garantire l'accesso all'istruzione gratuita, a pasti scolastici sani, all'assistenza sanitaria e a un alloggio decente per tutti i bambini. Un anno dopo il lancio, i paesi dell'Ue devono presentare i loro piani d'azione nazionali alla Commissione europea, spiegando come metteranno in atto la garanzia per l'infanzia. Dovranno poi riferire sui loro progressi ogni due anni.

Cos'è la garanzia per l'infanzia?

La garanzia per l'infanzia è un'iniziativa della Commissione europea che mira a garantire che i bambini più vulnerabili dell'Unione europea abbiano accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione, all'assistenza all'infanzia, a un alloggio decente e a un'alimentazione adeguata, con l'obiettivo finale di assicurare la progressiva realizzazione dei diritti dei bambini in Europa.

Usare la Garanzia per l'infanzia per aiutare i rifugiati ucraini

Secondo le Nazioni Unite in Ucraina ogni secondo un bambino diventa un rifugiato di guerra. Il numero totale di persone che sono fuggite dal paese dall'inizio dell'invasione russa ha superato i tre milioni, la metà dei quali sono bambini. Ai paesi europei è stato chiesto di tenere conto dell'afflusso di rifugiati ucraini nei loro piani d'azione nazionali per l'attuazione della garanzia per l'infanzia.

"In qualsiasi guerra, i bambini sono quelli che pagano il prezzo più alto - dice Jana Hainsworth, segretario generale di Eurochild, una rete di organizzazioni che lavorano con i bambini vulnerabili -. In questo momento è molto difficile comprendere l'enormità della devastazione. Ovviamente, la cosa più importante è la loro sopravvivenza, i corridoi umanitari, portarli al sicuro. Gli stati membri dovranno senza dubbio rispondere, vogliamo che i piani d'azione nazionali tengano conto di quest'ultima sfida e si assicurino che i servizi e gli investimenti previsti includano i nuovi migranti che arrivano dall'Ucraina".

La garanzia per l'infanzia e la comunità rom

Uno degli obiettivi della garanzia per l'infanzia è l'inclusione sociale dei bambini rom che vivono in condizioni di precarietà: l'85% è a rischio di povertà, contro il 24% del resto dei bambini europei. Uno dei modi per affrontare questo problema è quello di migliorare l'accesso all'istruzione.

La giornalista di Euronews Fanny Gauret è stata nella regione di Međimurje in Croazia, dove vive gran parte della comunità rom del paese. Qui più del 90% dei bambini crescono in condizioni precarie. La Commissione europea ha collaborato con l'Unicef per avviare programmi pilota di garanzia per i bambini in 7 paesi.

Uno di questi programmi sta aiutando le famiglie rom a garantire ai loro figli un'istruzione. Fanny ha parlato con alcune madri che vivono nell'insediamento rom di Kuršanec e che prendono parte a questa iniziativa. Snježana Oršuš partecipa a un workshop organizzato nel quartiere per imparare a comunicare meglio con i suoi figli. Impara anche la psicologia infantile, come creare un rapporto equilibrato con i suoi figli e stabilire una routine positiva.

"Vedo il cambiamento - dice Snježana -. Quando i miei figli sono al laboratorio, giocano, disegnano e hanno tutto ciò di cui hanno bisogno. Quando torniamo a casa mi chiedono di fare le stesse cose, così le facciamo di nuovo. Quando ero una bambina c'erano spesso discussioni tra i miei genitori. Mi sono detta che i miei figli non avrebbero mai vissuto questa esperienza e che mi sarei presa cura di loro, in modo che possano andare a scuola ed essere sempre puliti".

Il programma pilota ha anche creato uno spazio di educazione informale e di gioco per bambini dai 3 ai 6 anni. Bojana, che parla la lingua romaní con i suoi figli, ama venire qui. "Li porto al laboratorio in modo che i bambini possano socializzare - dice Bojana - possano parlare e imparare a parlare croato, perché quando inizieranno ad andare a scuola, sarà più facile per loro. Vorrei che i miei figli avessero quello che io non ho avuto, finire la scuola, avere un lavoro".

In Croazia c'è l'obbligo di almeno un anno di istruzione prescolare: solo il 30% dei bambini Rom lo rispetta, contro oltre l'80% degli altri bambini croati. Andrea Krznar è la coordinatrice sul campo del programma Pilot e Child Guarantee. "Stiamo rafforzando le capacità dei genitori e le competenze per creare migliori opportunità per i bambini di comunicare meglio con loro - dice Krznar -. Molti genitori pensano che i loro figli siano troppo piccoli per iscriversi alla scuola materna, perché hanno a casa qualcuno che può prendersi cura di loro. L'altra ragione è che i servizi sono costosi, anche se c'è qualche finanziamento da parte dello Stato. Ma alcuni genitori non lo sanno".