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Rilanciare gli investimenti per far ripartire l'Europa

Di Naomi Lloyd
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Rilanciare gli investimenti per far ripartire l'Europa
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In Real Economy questa settimana diamo uno sguardo a InvestEU, il piano dell'Unione europea per stimolare la fiducia degli investitori garantendo investimenti nelle pmi e nelle infrastrutture sostenibili.

Che cos'è InvestEU

In un Europa che riemerge dalla pandemia, sono necessari investimenti per avviare la ripresa economica e creare posti di lavoro.

Ma gli investitori esitano a lanciarsi. Per incoraggiarli a finanziare più progetti, interviene InvestEU, con una garanzia di 26 miliardi di euro dal bilancio dell'Unione europea e 7 miliardi dalle banche partner.

L'investimento complessivo è stimato a più di 370 miliardi di euro in finanziamenti pubblici e privati.

Soldi che andranno a progetti che contribuiscono all'innovazione e al passaggio al digitale, al supporto delle pmi, in particolare quelle duramente colpite dalla crisi del Covid, che favoriscono l'inclusione sociale e che potenziano le infrastrutture sostenibili.

E almeno il 30 per cento di tutti gli investimenti deve contribuire alla costruzione di un'Europa più verde.

InvestEU segue le orme del Fondo europeo per gli investimenti strategici, noto come Piano Juncker, che ha generato oltre 500 miliardi di euro d'investimenti. Siamo andati in Polonia per vederne i risultati.

​Dalla riconversione delle regioni carbonifere alla costruzione di alloggi sociali

Per voltare la pagina del carbone e rivitalizzare il centro storico, la città di Walbrzych, nel cuore della Slesia, ha ricevuto un prestito di 14 milioni di euro dalla Banca europea per gli investimenti, in parte garantiti dalla Commissione europea. Per il sindaco, Roman Szelemej, "Rivitalizzare significa quasi ricostruire il quartiere del centro storico. Rivitalizzare la vita sociale significa chiedere in particolare alle nuove famiglie di questa parte vecchia della città di cominciare una nuova vita, fornendo una nuova vita alla città vecchia".

​Walbrzych non è l'unica città polacca in trasformazione grazie al piano d'investimenti europeo. Ci dirigiamo a Poznan, la quinta città della Polonia. L'attenzione qui è puntata sugli alloggi sociali e accessibili. Un programma che, a termine, dovrebbe dare casa a 3-4 mila persone.

Come la sessantanovenne Alexksandra Wyoscka, che ricorda il giorno in cui lei e il suo gatto Beniu hanno traslocato qui: "Ho avuto il grande piacere di trasferirmi qui il 25 marzo 2019, e ne ero molto felice. È indescrivibile. Ho detto al mio gatto: guarda, Ben, avrai un balcone, potrai uscire sul balcone. Comprare un appartamento sarebbe troppo costoso per me. E la cosa più importante è che la signora con cui ho firmato il contratto di locazione non venga da me a dirmi: 'Signora, deve andarsene'".

Per finanziare questo progetto il costruttore, Ptbs, si è rivolto alla Banca europea per gli investimenti per un prestito della metà del costo totale, per aggirare l'avversione al rischio degli investitori privati. Spiega l'ad Andrzej Konieczny: "Le banche non si fidavano completamente di noi. Il problema principale è che questa è un'attività leggermente diversa da quella che avevamo prima. E anche il periodo di prestito che volevamo - inizialmente era di 25-30 anni - era un problema. Siamo riusciti a convincere la Banca europea per gli investimenti a fidarsi di noi".

Ptbs conta sulla riuscita di questo progetto e sul marchio di fiducia della Bei per convincere futuri investitori a finanziare il prossimo progetto.

A partire da luglio il piano Juncker cederà il testimone a InvestEU. Stavolta accanto alla Bei parteciperanno banche locali, come la polacca Bgk.

Il presidente della Bei: "Per il vaccino di Biontech ci è voluta una spinta del settore pubblico"

InvestEU vede la Commissione europea collaborare con banche nazionali come Bgk in Polonia e con la Banca europea per gli investimenti, di cui abbiamo intervistato il presidente, Werner Hoyer.

Che impatto ha avuto la pandemia sulla fiducia degli investitori?

"Ha reso più complicato investire, perché i ricavi e le risorse delle aziende stanno diventando sempre più scarse. Ogni anno chiediamo a 12.500 imprese: 'quali sono le vostre intenzioni?', e ora ci rispondono: purtroppo dobbiamo ridurre gli investimenti, in particolare nell'innovazione. È una grossa preoccupazione per noi, e penso sia una minaccia per la competitività dell'Europa e per il suo ruolo nel mondo".

Quali sono le priorità per InvestEU?

"Digitalizzazione e innovazione sono al primo posto per noi. Ma dobbiamo anche investire nelle infrastrutture che sono in ritardo. E poi, per esempio, nei casi che avete descritto in Polonia, è importante contribuire al miglioramento delle competenze, perché il minatore che esce dall'ultima miniera di carbone nel sud della Slesia non fonderà una start-up digitale in due settimane. Dobbiamo aiutare queste persone a passare alle professioni di nuova generazione".

Nel servizio in Polonia, a proposito degli alloggi sociali, abbiamo visto che all'inizio le banche private non erano interessate. Poi è intervenuta la Bei, e questo ha dato il via ad altri investimenti. È qualcosa che vede spesso?

"Molto spesso. Molti richiedono il marchio della Bei per precauzione perché decisioni chiave qui sono prese da esperti che hanno un background tecnico o scientifico. E questo è probabilmente un esempio unico nel mondo delle banche. Possiamo contare su una grande fiducia da parte degli investitori, e ci aspettiamo che gli investitori ci diano fra i 60 e gli 80 miliardi di euro all'anno in acquisti di obbligazioni. Uno dei nostri progetti di punta in questo momento è Biontech, il produttore e l'inventore di questo fantastico vaccino. Conoscevamo quest'azienda già da prima, perché abbiamo contribuito a finanziare lo sviluppo dei loro prodotti contro il cancro. E sono venuti da noi già alla fine del 2019, inizio 2020, dicendo che stava per succedere qualcosa e che la loro tecnologia, che avevamo contribuito a sviluppare, poteva essere utile per combattere questa imminente epidemia, o pandemia. E questa è una situazione in cui un investitore privato non sarebbe pronto o in grado di rischiare. Quindi ci è voluta una spinta da parte del settore pubblico per farne un tale successo".