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Nuovo pacchetto di sanzioni UE alla Russia, deroga per la Grecia che può trasportare GNL russo a Paesi extraUE

L’UE ha approvato il suo 21º pacchetto di sanzioni contro la Russia.
L’UE ha approvato il suo 21º pacchetto di sanzioni contro la Russia. Diritti d'autore  Alexander Kazakov/Sputnik
Diritti d'autore Alexander Kazakov/Sputnik
Di Jorge Liboreiro
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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L'intesa raggiunta sul XXI pacchetto si sanzioni alla Russia concede alla Grecia un'esenzione che le permetterà di trasportare GNL russo verso clienti extra UE anche nel 2027. La Bulgaria ottiene la cancellazione dalla lista del patriarca Kirill e del fondatore di Lukoil

L'Unione europea ha dato il via libera a un nuovo ciclo di sanzioni contro la Russia, al termine di negoziati caotici che hanno rischiato di far saltare l'intero pacchetto.

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La Grecia, il cui veto finora aveva impedito un accordo, ha ottenuto una deroga che le consente di continuare a trasportare gas naturale liquefatto (GNL) russo verso clienti extra UE per il prossimo futuro.

Cosa c'è (o non c'è) nel XXI pacchetto di sanzioni UE alla Russia

Si tratta del 21º pacchetto di sanzioni dall'inizio dell'invasione, nel febbraio 2022.

L'intesa, raggiunta giovedì dagli ambasciatori, è stata notevolmente annacquata e solleva seri interrogativi sul peso degli interessi economici nazionali nella campagna, ormai pluriennale, per indebolire la capacità di Mosca di finanziare l'invasione dell'Ucraina.

Ciononostante il blocco è riuscito a evitare una revisione politicamente disastrosa del tetto al prezzo del petrolio russo, che secondo una formula introdotta prima del conflitto in Medio Oriente avrebbe dovuto salire da 44 a 58 dollari al barile.

Bruxelles riteneva questo scenario inaccettabile, perché avrebbe offerto sollievo al Cremlino proprio quando l'Ucraina registra nuovi successi sul campo di battaglia.

L'accordo tra gli ambasciatori congela il tetto a 44 dollari al barile per 12 mesi, eliminando un fattore di incertezza mentre riprendono le ostilità tra Stati Uniti e Iran.

"Congeliamo per un anno l'adeguamento del tetto al prezzo del petrolio, così la macchina da guerra russa non potrà beneficiare degli shock di mercato", ha dichiarato giovedì mattina la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Inoltre il pacchetto inserisce nella lista nera altre navi della cosiddetta flotta ombra, che la Russia utilizza per aggirare il tetto e, in alcuni casi, condurre operazioni di guerra ibrida.

A oltre 600 di queste vecchie imbarcazioni è già stato negato l'accesso ai porti e ai servizi dell'UE.

Il pacchetto colpisce anche banche russe, piattaforme di criptovalute e di scambio di petrolio, diverse armi trovate sul campo di battaglia, oltre a più di 250 persone e società accusate di sostenere l'invasione dell'Ucraina, diffondere propaganda bellica e facilitare l'elusione delle sanzioni.

L'accordo di giovedì pone fine a settimane di trattative frenetiche, durante le quali gli Stati membri hanno lavorato con determinazione per smantellare gli elementi che ritenevano scomodi.

Il tentativo di limitare le importazioni di prodotti ittici russi, in particolare di merluzzo, è stato abbandonato dopo le riserve espresse da Portogallo e Germania.

La Bulgaria è riuscita a far cancellare due nomi dalla lista finale: il patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, e Vagit Alekperov, miliardario fondatore di Lukoil.

Una proposta ambiziosa per vietare l'ingresso dei militari russi nello spazio Schengen è stata ridimensionata a un semplice impegno a continuare a lavorare per una futura applicazione concreta.

Francia e Italia avevano sollevato timori sul carico amministrativo e sulle responsabilità legali a carico dei servizi consolari.

Quanto ha pesato il veto greco sul pacchetto di sanzioni

Il Paese più convinto nel contestare il pacchetto è stato, di gran lunga, la Grecia che ospita la più grande flotta mercantile del mondo e ha scioccato gli altri Stati membri chiedendo di rivedere il divieto sul GNL russo approvato all'unanimità lo scorso anno in un precedente pacchetto di sanzioni.

Atene puntava a un'ampia deroga per continuare a trasportare GNL russo al di fuori del mercato dell'UE anche dopo gennaio 2027, data prevista per l'interruzione totale.

La richiesta era sostenuta da Dynagas, società di trasporto di proprietà del miliardario greco George Prokopiou.

Dynagas e una sua controllata hanno noleggiato 11 navi, tra cui sette rompighiaccio adatti alle condizioni artiche, al maggiore impianto di gas russo, Yamal LNG.

Il governo greco e Dynagas sostenevano che il divieto di trasporto avrebbe danneggiato l'industria europea dei servizi marittimi, distrutto posti di lavoro, rafforzato i concorrenti stranieri e, in definitiva, non avrebbe indebolito la cassa di guerra di Mosca.

Gli altri Stati membri sono rimasti sconcertati dal tentativo improvviso di riaprire un testo già trasformato in legge dell'UE e temevano che accogliere la richiesta creasse un pericoloso precedente.

Ma la Grecia ha mantenuto la propria posizione e ha tenuto il veto fino a quando la maggioranza degli Stati membri non ha accettato di introdurre una deroga che consente il trasferimento di GNL russo a clienti extra UE per i contratti conclusi prima dell'inizio dell'invasione, nel febbraio 2022.

La disposizione sarà riesaminata ogni anno, il che significa che Atene potrebbe usare di nuovo il proprio veto per garantirne la proroga.

Nel frattempo l'Austria ha ottenuto una vittoria politica, dopo che gli Stati membri hanno accettato di considerare la sua controversa richiesta di revocare le sanzioni contro Rasperia, una società d'investimento inserita nella lista nera, per compensare una perdita di 2,1 miliardi di euro subita da Raiffeisen Bank International in Russia.

A differenza di quanto accaduto lo scorso anno, quando la richiesta era stata respinta senza esitazioni, gli ambasciatori si sono mostrati più comprensivi e hanno promesso a Vienna che cercheranno una soluzione in una fase successiva.

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