I relatori sul progetto di Industrial Accelerator Act propongono di inasprire i vincoli per gli investitori esteri nei settori chiave. La soglia per i controlli scende a 50 milioni di euro nei comparti dominati da Pechino, con obblighi di joint venture e trasferimento tecnologico
L'Unione europea si prepara ad alzare le barriere a protezione del proprio tessuto industriale. Secondo quanto appreso in esclusiva da Euronews, i tre relatori del Parlamento europeo per il Net Zero Industry Act – Christophe Grudler (Renew), Pierre Jouvet (S&D) e Anna Cavazzini (Verdi) – hanno siglato un accordo per inasprire significativamente i paletti agli investimenti esteri diretti nel mercato unico.
Il rapporto, in uscita mercoledì, punta a rafforzare la clausola di "preferenza europea" introdotta dalla Commissione europea per tutelare i settori strategici dalla concorrenza estera, in particolare quella cinese.
Giro di vite sui settori a dominanza cinese
Nei comparti in cui Pechino detiene una posizione di monopolio o forte dominanza globale — tra cui veicoli elettrici, pannelli solari, batterie e materie prime critiche — il Parlamento intende abbassare la soglia di controllo sugli investimenti esteri da 100 a 50 milioni di euro.
Per qualsiasi investitore proveniente da un Paese con una quota di mercato globale superiore al 40%, l'accesso al mercato europeo sarà subordinato al rispetto di sei rigide condizioni:
- Tetto al capitale: Partecipazione societaria limitata a un massimo del 49%.
- Obbligo di Joint Venture: Obbligo di investimento congiunto con un'entità partner dell'UE.
- Trasferimento tecnologico: Cessione di competenze e tecnologie alle aziende europee.
- Occupazione locale: Almeno il 60% della forza lavoro deve essere reclutato nell'UE.
- Ricerca e Sviluppo: Reinvestimento di almeno l'1% dei ricavi annui in R&S all'interno del blocco.
- Forniture locali: Almeno il 30% dei componenti manifatturieri deve provenire da fornitori dell'Unione.
I relatori hanno inoltre esteso le tutele ad altri settori chiave della transizione ecologica — tra cui energia eolica, elettrolizzatori e pompe di calore — imponendo il rispetto di almeno tre delle condizioni sopra elencate.
Appalti pubblici e la pressione dei partner commerciali
Il testo fissa norme stringenti anche sui fondi pubblici: l'accesso alle gare d'appalto e ai regimi di sussidio sarà riservato esclusivamente ai prodotti realizzati nei 27 Stati membri. L'eventuale apertura a Paesi terzi sarà concessa dalla Commissione solo a condizione di una rigorosa reciprocità di accesso ai rispettivi mercati pubblici.
La misura risponde anche alle forti pressioni esercitate da partner commerciali chiave, come il Regno Unito, che chiedevano di equiparare le proprie merci al "made in Europe" in virtù dell'elevata integrazione delle catene del valore.
Prossimi passi e segnale politico a Pechino
Nonostante le minacce di ritorsioni da parte di Pechino, che ha posto la questione al centro dei colloqui commerciali con Bruxelles, la proposta del Parlamento invia un messaggio inequivocabile: l'UE non intende cedere terreno di fronte alle politiche industriali aggressive delle potenze extra-comunitarie.
Il testo passerà ora al voto degli eurodeputati prima di entrare nella fase dei negoziati diretti (trilogo) con i governi degli Stati membri.